Mobilitazione dei medici

mobilitazioneStati generali

Oggi, a Roma, mobilitazione dei medici ed odontoiatri
Questi i temi che saranno dibattuti nel corso della manifestazione:
1 – Il ruolo del medico nell’evoluzione della sanità per la cura delle persone.
2 – riforma del Titolo V della Costituzione e le criticità della frammentazione in 21 sistemi regionali: “Una sanità a pezzi, meno diritti, più diseguaglianze”.
3 – Quale futuro per le giovani generazioni, una risorsa da tutelare: “Tra formazione e precariato”.
4 – Responsabilità professionale medica e odontoiatrica.
5 – L’appropriatezza clinica, patrimonio della professione

Standard Ospedalieri: a giorni la loro approvazione

standard ospedalieri

In dirittura di arrivo i nuovi standard ospedalieri. L’iter tortuoso, lungo e più volte interrotto sebra doversi configurare per i seguenti elementi:
Riduzione dei posti letto. Circa tremila in meno, essendo confermati gli standard del 3 per mille per gli acuti e dello 0,7 per mille per la lungodegenza e riabilitazione. La cosa “aiuterà” non poco l’affollamento nei Pronto Soccorso.
Tasso di occupazione al 160 per mille e degenza media sotto i 7 giorni. Di questi il 25% dovrà essere dedicato ai ricoveri in day hospital
Case di cura private. Non verranno più accreditate quelle con meno di 60 letti per acuti, tranne per le monospecialistiche dopo valutazione delle singole regioni.
Ridefinizione della classificazione degli ospedali. Saranno previsti tre livelli: di base, con un bacino d’utenza tra gli 80.000 e 150.000 abitanti; di 1° livello tra gli 150.000 e i 300.000 abitanti e di 2° livello tra i 600.000 e 1.200.000 abitanti.
Soglie minime per volumi ed esiti. Indispensabili per il processo e la conferma degli accreditamenti e per l’eventuale riconversione della rete ospedaliera regionale.
Clinical governance.
Standard e reti. Previste  le “reti ospedaliere” per le grandi patologie (infarto e ictus) e per le malattie rare, l’oncologia e la pediatria. Previste 10 reti ospedaliere dedicate per ottimizzare la risposta terapeutica e assistenziale per altrettante aree terapeutiche.
Rete dell’emergenza. Ridefiniti i criteri per l’intera rete dell’emergenza urgenza, dal 118, ai punti di primo intervento, fino alla definizione dei diversi tipi di Pronto soccorso sia per bacini di utenza che per tipologia geografica del sito prevedendo indicazioni specifiche per le sedi ospedaliere in zone particolarmente disagiate. Individuati i diversi livelli di DEA (1° livello “Spoke” e 2° livello “Hub”) e i rapporti con la continuità assistenziale.
Ospedali gestiti dagli infermieri. Caratterizzati dagli ospedali di comunità che dovranno concretizzare il processo di integrazione ospedale territorio e garantire la continuità delle cure e dell’assistenza. Questi ospedali saranno gestiti dagli infermieri, avranno dai 15 ai 20 posti letto e l’assistenza medica sarà assicurata da medici di medicina generale o pediatri o da altri medici dipendenti o convenzionati con il Ssn secondo modalità scelte localmente. A livello gestionale questi ospedali faranno capo ai distretti sanitari. Un importante passo avanti sulla strada del riconoscimento della insostituibile funzione del personale infermieristico, sempre più portatre non solo di competenze tecniche ma anche di conoscenze scientifiche ed esperienze indispensabili per la cura di una popolazione che invecchia ed è portatrice di patologie multiple.

Delirio negli anziani: quanto ne sanno i medici?

delirio negli anziani

Medici non specialisti hanno difficoltà nella diagnosi e trattamento del delirio negli anziani

E’ dato accertato che in determinati ambienti di medicina generale e/o terapia intensiva i medici abbiano scarsa dimestichezza con la diagnosi e il trattamento del delirio negli anziani. Uno studio pubblicato su Age and Ageing (link) ha verificato quale fosse la situazione relativa a medici che hanno maturato esperienza in geriatria, neurologia o psichiatria che dovrebbero avere una maggiore conoscenza del delirio. Allo scopo sono stati utilizzati i dati di un vasto studio multicentrico su medici in formazione condotta tra dicembre 2006 e gennaio 2007 e che è, ad oggi, la più grande indagine sulla comprensione del delirio negli anziani tra i medici in formazione. L’indagine originale ha utilizzato un questionario che richiedeva una risposta che poteva essere corretta o sbagliata. Sono state quindi registrate tutte le risposte corrette con un punteggio massimo  totale di 17 per ogni partecipante. Tale punteggio è stato correlato con i dati relativi al tempo trascorso per la formazione, all’esperienza dei medici in geriatria, psichiatria e/o neurologia e l’esperienza di auto-riferimento. Circa la metà (53,2%, 399 su 750) degli intervistati ha dichiarato che avevano esperienza in medicina geriatrica. Al contrario solo il 4,1 e il 8,0% degli intervistati ha avuto esperienze in psichiatria e neurologia. L’esperienza in medicina geriatrica era significativamente associato ad un modesto aumento di risposte corrette (4,7 contro 4,3 punti, P=0.020). Nessun altra variabili era significativamente associata con i punteggi migliori. In conclusione tra i medici in formazione l’esperienza in medicina geriatrica comporta un piccolo miglioramento nella comprensione del delirio negli anziani.

Delirium is underdiagnosed and undertreated. Understanding of delirium among doctors in medical and ICU settings has previously been shown to be low. The authors hypothesised that junior doctors who had gained experience in geriatrics, neurology or psychiatry may have an increased knowledge of delirium. Data analysis evidentiates that experience in geriatric medicine leads to a small improvement in understanding of delirium among junior doctors.

La gestione del rischio ospedaliero

 

Di grande interesse il convegno, oggi a Milano, su Standard e figure professionali nella gestione dei rischi. Organizzato dall’Associazione Studenti Cineas prenderà lo spunto dalla gestione del rischio per affrontare problematiche di grande importanza. Il convegno rappresenta il proseguimento ideale dell’omologo convegno, sempre organizzato dal Cineas, dello scorso 21 giugno dove si è discusso di risk management in ospedale tra governance e assicurazioni. In attesa del “decretone” sanità le proposte del Cineas sono: creazione di un osservatorio nazionale sugli errori e i presunti casi di malasanità, rating degli ospedali, tavolo tecnico tra assicurazioni e sanità, creazione di competenze specialistiche che si pongano tra mondo sanitario e assicurativo, denominati risk manager.

Vivere il Parkinson senza rinunciare alla qualità della vita

Oggi e domani, a Roma, l’interessante corso sulle nuove frontiere nel trattamento della malattia di Parkinson. Protagonista la Duodopa, innovativa formulazione di levodopa resa solubile in gel e somministrata per via enterostomica. Di rilievo i lavori di gruppo, articolati su ” fase preparatoria all’impianto: dalla selezione del paziente alla fase test”; “fase postimpianto: follow up e gestione delle complicanze” e procedure di posizionamento della peg/pej”.

H24

Claudio Cricelli, segretario della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) sostiene che i medici di medicina generale sono pronti e disponibili a fornire assistenza sul territorio ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Allo scopo ha inviato un “Memorandum per il Servizio Sanitario Nazionale” al Ministero della Salute e alle associazioni di settore. Il tutto dovrebbe articolarsi sulle aggregazioni professionali (medici, operatori e servizi). Cricelli ha affermato che “è necessario passare da un sistema a bassa intensità e complessità ad uno a media intensità e complessità delle cure e dell’assistenza”. Bella sfida, sempre che riesca a mantenere la promessa di “realizzare un modello moderno, efficiente ed efficace della medicina generale che evolva sviluppando le cure Primarie e del Territorio in armonica collaborazione tra i processi di cura e di assistenza” e di saper condurre “l’analisi epidemiologica delle condizioni cliniche, la presa in carico delle persone, la integrazione tra processi clinici ed assistenziali” Per non parlare del governo del processo che, secondo il segretario, “deve essere totalmente governato da un sistema di controllo di gestione e di Management Sanitario che verifichi l’efficienza allocativa e produttiva e l’equità delle prestazioni”. Per intanto, almeno dalle nostre parti, legioni di pazienti continuano ad affollare i pronto soccorso degli ospedali e a ricorrere a prestazioni sanitarie a proprie spese in attesa dell’altisonante Primary Care Governance System, sistema di governo delle cure primarie ovvero un’altra infrastruttura che ancora non appare chiara nella definizione del ruolo, delle competenze e soprattutto dei costi, non si sa se aggiuntivi a quelli già sostenuti o sostitutivi di quali non è dato bene di capire. Appare pertanto molto improbabile l’impegno a voler lavorare sull’arco dell’intera giornata, per tutto l’anno.

Osservasalute 2010 (terza parte)

L’esame dei dati economici e sociali del Rapporto Osservasalute 2010 conferma come, anche nel 2009, il Servizio Sanitario Nazionale sia complessivamente in disavanzo (54 € pro capite) sebbene il trend sia in costante diminuzione. Rispetto agli anni precedenti permangono le forti differenze regionali con un gradiente tra Nord e Centro-Sud dove si concentra quasi tutto il deficit. Per quanto riguarda le regioni sottoposte ai Piani di rientro, l’assoggettamento dovrà proseguire anche nel 2010 poiché il triennio inizialmente previsto si è dimostrato insufficiente al riequilibrio della gestione. Nel 2009, soltanto la Sicilia (46 €) e l’Abruzzo (37 €) si sono
posizionate al di sotto del disavanzo medio pro capite nazionale, mentre il Lazio ed il Molise si confermano le regioni più deficitarie (rispettivamente 244 € e 225 € pro capite). Complessivamente, l’incidenza dei costi sostenuti dalle Aziende Sanitarie Locali per l’assistenza erogata ai propri residenti da altri soggetti della regione, è particolarmente elevata in Lombardia (43,3%) e nel Lazio (41,7%) ed inoltre, ad eccezione di tali regioni, la scomposizione per tipologia di assistenza e di erogatore evidenzia forti eterogeneità interregionali.
Per quanto riguarda le differenze tra le varie zone il Rapporto si interroga se si tratti di differenze geografiche o differenze sociali. A tal proposito dichiara “nonostante gli apprezzabili guadagni nella salute generale e nell’aspettativa di vita della popolazione, i principali indicatori di mortalità e morbosità dimostrano l’esistenza nel nostro Paese di aree e di posizioni sociali più svantaggiate. L’indicatore esaminato, relativo ai determinanti di contesto ed ai determinanti individuali in ambito del bisogno, dell’accesso e dell’assistenza sanitaria, mostra che le differenze geografiche e sociali si stanno accentuando a svantaggio del Mezzogiorno, ma hanno determinato anche la creazione di “isole di Mezzogiorno” in alcune zone del Centro-Nord. La spiegazione di tali differenze risiede nella maggiore concentrazione al Sud di persone con svantaggi socio-economici e nella modalità con cui tali svantaggi si sono legati, nel tempo e nei contesti, ad una maggiore insorgenza di problemi di salute e di risposta dei servizi ai bisogni”.

(continua …)