Pradaxa: c’è da fidarsi?

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Pradaxa: funziona, costa tanto ma non è certo che sia più sicuro

Da anni il British Medical Journal punta i suoi riflettori sulla razionalizzazione e moralizzazione della medicina in tutti i settori, ivi compresa l’industria farmaceutica. In un recente articolo (link) ha condotto un’analisi sul Pradaxa (dabigatran) un nuovo anticoagulante orale che, a parità di efficacia ma ad un costo decisamente superiore, non necessiterebbe di monitoraggio. Indicato in quelle condizioni, quali la fibrillazione atriale, che mettono a rischio il paziente ad eventi acuti quali ictus ed infarto, ha riconosciuto un exploit di prescrizioni e vendite dalla sua introduzione, pochi anni fa, ad oggi grazie soprattutto alla dichiarata maneggevolezza che non richiederebbe l’esecuzione periodica di indagini di laboratorio, altrimenti necessari con il Coumadin o il Sintrom, che servono ad individuare variazioni in eccesso, con aumentato rischio emorragico, o in difetto, con possibili trombosi od embolie.

Il delirio nell’ictus è un fattore prognostico sfavorevole

Pubblicato su Stroke un articolo (link) sul deterioramento cognitivo vascolare e sulle sue manifestazioni nel paziente ictato, con particolare riguardo al delirio e all’interazione fra malattia dei piccoli vasi, atrofia cerebrale e meccanismi degenerativi. Il delirio è uno stato confusionale acuto e si stima che almeno 1 paziente su 8 vada incontro a delirio dopo un ictus acuto. L’atrofia cerebrale invece è un predittore di esito sfavorevole in un certo numero di disturbi neurologici. In uno studio recente su 527 pazienti consecutivi ricoverati per ictus, con un’età media di 72 anni, i rischi indipendenti per delirio erano un preesistente declino cognitivo, le infezioni, l’ictus dell’emisfero destro, la malattia carotidea, un alto punteggio alla National Institutes of Health Stroke Scale e l’atrofia cerebrale. Inoltre, il delirio è associato con la durata del ricovero, la mortalità e un peggiore stato funzionale. Infine una revisione sistematica ed una meta-analisi di 10 studi comprendenti 2004 pazienti, quelli colpiti da ictus e delirio avevano una mortalità ospedaliera e a 12 mesi più alta rispetto ai pazienti non deliranti, ricoveri più lunghi e maggiori probabilità di essere scaricati in case di cura o altri istituti di cura. 

Lavoro notturno

 

Lavorare di notte fa male. E’ quanto viene affermato in un articolo pubblicato sul BMJ (link). Si tratta della più grande metanalisi finora condotta e che ha valutato 34 studi interessanti milioni di persone. I risultati sono sconcertanti: chi lavora di notte aumenta del 41% il rischio di eventi coronarici e cerebrovascolari. Tanto perchè l’alterazione dell’orologio biologico comporta un aumento della pressione, del colesterolo e della glicemia.