Don Giovanni

don giovanni
La figura del Don Giovanni, entrata oramai nell’opinione comune come emblema del “tombeur de femme” è stata, nel corso dei secoli, descritta da più autori. Quella di Moliere è, forse, la più pregnante, critica dei costumi del diciassettesimo secolo, con particolare riguardo ai nobili, alla loro ipocrisia e all’incapacità del “popolo basso” a reagire. Presuntuoso, ostinatamente fermo nei suoi principi, Don Giovanni non cede davanti a nulla e quando non riesce ad avere la meglio, come quando non riesce a far bestemmiare un poveretto in cambio di denaro, continua imperterrito nei suoi comportamenti. Allora i nobili e adesso?

La cantata dei pastori.

cantata
Sempre attuale, la “cantata dei pastori” riesce ad impressionare divertendo quanti assistono allo spettacolo. Così è stato al Teatro Verdi con una rappresentazione mirabile, nel segno della tradizione napoletana. Un inimitabile Peppe Barra nei panni di Razzullo, addetto al censimento, incontra Sarchiapone (Teresa Del Vecchio), barbiere deforme ed omicida, nel mentre l’eterna lotta tra il bene e il male, Lucifero.Belzebù contro l’Arcangelo Gabriele, prende corpo e consistenza nel tentativo di non far nascere Gesu, Colui che salverà il mondo. Sacro e profano si alternano in un ritmo serrato, interrotto solo dagli applausi, dal quale si possono raccogliere alcuni elementi significati: la fame atavica di Razzullo, la fuga del colpevole innocente (perché Sarchiapone è innocente, almeno nella sua non intenzionalità di fare del male)., la lotta tra il bene e il male. A quattrocento anni dalla stesura dell’opera rimangono immutate la sua potenza comunicativa e l’attualità delle tematiche trattate.

Andare contro vento, vizio o virtù degli italiani?

vento

Va dove ti porta il vento.

Correva il 1957 e l’allora Ministro del Tesoro Giuseppe Medici volle dare alla giovanissima Repubblica Italiana, che si avviava ad un mai più ripetuto miracolo economico, una moneta da 500 lire in argento. La valenza dichiarata era quella di comunicare l’uscita dal periodo buio delle guerra e della ricostruzione e fu deciso di utilizzare le caravelle di Cristoforo Colombo.

In difesa dei lavoratori onesti

televisioneTv scandalistica

Facile sparare nel mucchio. Ancor di più quando si citano dichiarazioni non vere o si invitano persone che non sono rappresentative della realtà. E che l’effetto di tali scelte poco felici sia devastante lo dimostra, tra le altre cose, il fatto che anche persone che, come me, non seguono le trasmissioni relative hanno accusato il colpo di una vera e propria valanga mediatica per nulla lusinghiera.

Insonnia negli anziani e mortalità

InsonniaPubblicato su Circulation un articolo (link) inteso a verificare se l’insonnia sia correlata o no ad una maggiore mortalità nelle persone anziane affette dal disturbo. Nello studio, condotto negli Stati Uniti, sono stati esaminati 23.477 uomini sani partecipanti all’Health Professional Follow-Up Study. Durante il periodo di osservazione, dal 2004 al 2010, sono stati osservati 2025 decessi. L’analisi dei possibili fattori di rischio ha evidenziato che quanti avevano segnalato difficoltà a iniziare o a mantenere il sonno per la maggior parte del tempo hanno avuto un incremento del 55% di malattie legate a morte cardiaca rispetto agli quanti che non hanno presentato questi sintomi, 32% (hazard ratio, HR=1,55; P trend=0,01). Gli hazard ratio di mortalità totale sono stati: 1,25 (difficoltà ad addormentarsi), 1,09 (difficoltà a mantenere il sonno), 1,04 (risvegli al mattino presto), e 1,24 (sonno non ristoratore), confrontando gli uomini con questi sintomi a quelli senza questi sintomi. Gli autori concludono che alcuni sintomi d’insonnia (difficoltà ad addormentarsi e sonno non-ristoratore), sono associati a un rischio modestamente più elevato di mortalità, sebbene non siano chiari i motivi di questa associazione.

Il lavoro presenta alcuni limiti evidenti che impediscono di trarre conclusioni definitive: l’assenza, nel campione, di soggetti di sesso femminile, la prevalenza di pazienti di razza vianca, la generica definizione di insonnia basata su self report degli esaminati che non ha consentito di definire il tipo specifico di disturbo. l’assenza di misure oggettive, l’effetto confondente della depressione, il mancato riferimento al consumo o meno di benzodiazepine o altri farmaci ipnotici.

Insomnia complaints are common in older adults and may be associated with mortality risk. However, evidence regarding this association is mixed. Thus, Authors prospectively examined whether men with insomnia symptoms had an increased risk of mortality during 6 years of follow-up. In conclusion, some insomnia symptoms, especially difficulty initiating asleep and nonrestorative sleep, are associated with a modestly higher risk of mortality.

Il mercante di Venezia

mercante di venezia
Il mercante di Venezia è una delle opere di Shakespeare più rappresentate e non a caso. La vicenda investe il rispetto delle regole, la lealtà delle persone e la volubilità dei criteri di giudizio spesso manipolati, ora come allora, a seconda degli interessi. Ed è la scena di Porzia, travestita da Bellario, con le sue argomentazioni a stupire, se non irritare lo spettatore. “non una goccia di sangue”, “non un grammo di carne in più”, divisione dei beni tra Venezia e la figlia annientano una persona della quale l’essere ebreo può essere considerato un trascurabile particolare. Ancora oggi le regole vengono cambiate ed utilizzate a discrezione del beneficiario. Ancora oggi persone oneste si vedono private del loro diritto ad essere tutelate. Ancora oggi si passa con facilità dalla ragione al torto. Tanto viene da pensare dopo aver assistito al Teatro Verdi di Salerno alla rappresentazione del Mercante di Venezia con la magistrale interpretazione di Giorgio Albertazzi e la sua compagnia. Essenziale ed efficace la scenografia, un ponte di Venezia. Ben organizzate, anche se a tratti sopra le righe, le luci e le musiche. Armonica, incisiva e ben ritmata l’interpretazione dei singoli attori con costumi che lasciavano ben capire quali fossero i ruoli e le caratteristiche dei personaggi. Al termine della rappresentazione è stata consegnata una targa ad Albertazzi, “l’ennesima targa” ha detto, quasi fosse dispiaciuto del riconoscimento. Ha poi concluso con una curiosa considerazione “al nord si sbracciano, mentre quando più scendo al Sud le persone assistono in silenzio. Un silenzio che una volta in Africa divenne di un buio profondo”. Si spera che la considerazione non derivasse dal fatto che durante la recita gli applausi sono stati distribuiti in equa misura, senza frammentare la rappresentazione e che di questo si sia rammaricato la compagnia. Il teatro è nato proprio al Sud, con gli antichi greci, e qui da noi ha valenza di rappresentazione sacra. Un pubblico educato e attento resta in silenzio. Gli applausi sono un inutile rumore.

Alchemy

Alchemy
Moses Pendleton si autodefinisce coreografo e illusionista e questo è quel che riesce a trasmettere al pubblico in tutte le sue rappresentazioni. Ballo e fantasmagoriche illusioni. Anche nel suo ultimo lavoro, Alchemy, si assiste a un’ora e mezza di spettacolari acrobazie, aiutate da artifici tecnici e da una sapiente colonna sonora. E se “è il fin dell’artista la meraviglia” lo scopo riesce alla perfezione. Pubblico entusiasta, artisti perfetti, tutto calibrato in quella che poi si rivela essere una giostra. Pendleton fa un minestrone, elabora spezzoni di sue idee coreografiche e li mette insieme dandogli un titolo “alchemico” che vorrebbe simboleggiare la trasformazione degli elementi e il mistero della vita. Lo spettatore attento percepisce questi suggerimenti ma non trova una unitarietà di rappresentazione. Sembra che Pendleton sia preoccupato solo di dimostrare quanto sia bravo, di meravigliare con i suoi giochi di prestigio. Alla fine lo spettacolo Alchemy, intrattiene ma non convince. Piuttosto una rappresentazione barocca, fatta di estro e fantasia a volontà. Esibizione atletica muscolare di altissimo livello e poco altro. Lo spettacolo inizia con un pesce, l’elemento acqua, e dei girasoli, tubi intorno ai quali girano i ballerini vestiti di rosso a rappresentare il fuoco. E poi vengono l’aria, il volo, il nero della terra, attrazioni e repulsioni, riferimenti alla nascita con ballerine prima steatopigie, poi pettorute ed infine gravide. Tutto ben realizzato ma scollegato. Un vivid dream che poteva essere meglio espresso dando una continuità alla storia ed evitando inutili, ridondanti sequenze. Probabile che Pendleton abbia dovuto tener conto delle esigenze sceniche e dei tempi di recupero dei suoi ballerini, ma quando uno vola alto dovrebbe impegnarsi a confezionare storie che possono essere ricordate e narrate, evitando gli eccessi e le sbavature. La sua ricerca della pietra filosofale appare ancora lontana e non vorremmo che il suo unico, legittimo, scopo fosse l’incasso al botteghino.