People Raising: la gioia di donare se stessi

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People Raising: un obiettivo fondamentale

Già da qualche giorno la mia cassetta postale e la mia mail sono piene di richieste di donazioni. Cartoncini augurali, foto di persone bisognose, offerte di messe perpetue, perfino un centesimo sono gli strumenti che vengono utilizzati per ottenere quel che occorre per realizzare le attività di varie associazioni, enti ed organizzazioni benefiche.

Rapporto OASI 2016 – Ingegneria istituzionale e sistema sanitario

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OASI 2016 – lo stato dell’arte

E’ stato presentato nei giorni scorsi alla Bocconi, il rapporto Oasi 2016 (Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano). Condotto dai ricercatori SDA e Cergas Bocconi il rapporto (link) analizza i trend evolutivi del nostro Sistema Sanitario Nazionale con particolare riguardo ai finanziamenti disponibili, al rapporto tra pubblico e privato e. più in generale, ai bisogni sanitari.

Diagnosi in Neurologia

diagnosi

Riordinando gli scaffali della mia biblioteca ho ripreso in mano un numero di Bioetica, una rivista interdisciplinare, che nel numero del 2010 in mio possesso puntava la sua attenzione su “vent’anni di riflessione bioetica in neurologia” a cura del Gruppo di Studio di Nioetica e Cure Palliative della Società Italiana di Neurologia. A suo tempo evidenziai alcuni passaggi di alcuni articoli di particolare interesse. Uno di questi riguardava le “considerazioni etiche a proposito dell’eccesso diagnostico in neurologia”

Funzioni motorie e cognitive ed ipotensione ortostatica

Un interessante poster sulle funzioni cognitive e motorie nei pazienti con ipertrofia prostatica benigna (IPB) affetti da ipotensione ortostatica (OH) indotta da alfa-bloccanti è stato presentato nel corso dell’ultimo Meeting dell’American Academy of Neurology (link). Gli alfa-bloccanti di solito vengono prescritti per la gestione dell’ipertrofia prostatica benigna, ma spesso sono accompagnati dall’effetto negativo dell’ipotensione ortostatica e il suo impatto clinico non è stato ben studiato. Nello studio sono stati esaminati pazienti con IPB di età superiore ai 65 anni e che avevano assunto un alfa-bloccante da oltre un anno con esclusione dei pazienti con storia pregressa di ipotensione ortostatica, ictus o demenza. Per la diagnosi di OH, tutti i pazienti sono stati sottoposti ad head-up tilt test. La valutazione neuropsicologica è stata condotta con il Mini-Mental State Examination (MMSE) e il Montreal Cognitive Assessment (MoCA), insieme con la scala di valutazione motoria unificata per il Parkinson (UPDRS) in alcuni pazienti. I punteggi MMSE ≤25 sono stati definiti come decadimento cognitivo lieve (MCI). Un’analisi comparativa è stata effettuata tra i pazienti con OH e pazienti senza (controllo). Da aprile 2011 fino a marzo 2012, sono stati arruolati in totale 51 pazienti (età 69,7 ± 8, tutti maschi). Tra questi, l’ipotensione ortostatica è stata identificata in 31 soggetti (61%), un MCI è stata diagnosticata in 15 e la percentuale non era differente tra il gruppo OH e controllo (32 vs 25%, p = 0.58).Tuttavia, il gruppo OH ha mostrato la tendenza ad uno span di cifre più ridotta rispetto al controllo (4.9 ± 1.7 vs 5.7 ± 1.4, p = 0,08), che è diventato significativo nel sottogruppo dei più anziani (≥71y, 4,3 ± 1,2 vs 5,9 ± 1,2 , p = 0,01).Il gruppo con ipotensione ortostatica ha mostrato anche una funzione motoria significativamente compromessa con una UPDRS molto più alta nel punteggio motore (14.8 ± 13.5 vs 3.7 ± 4.8, p = 0,02) rispetto al controllo. In conclusione una porzione sostanziale di pazienti con ipertrofia prostatica benigna che assumono alfa-bloccanti sviluppare può sviluppare ipotensione ortostatica. Questa ipotensione ortostatica “indotta” non ha effetti significativi sulla funzione cognitiva, ma potrebbe essere eventualmente essere associata a disturbi della memoria di lavoro e a rallentamento motorio negli anziani.

Insonnia negli anziani e mortalità

InsonniaPubblicato su Circulation un articolo (link) inteso a verificare se l’insonnia sia correlata o no ad una maggiore mortalità nelle persone anziane affette dal disturbo. Nello studio, condotto negli Stati Uniti, sono stati esaminati 23.477 uomini sani partecipanti all’Health Professional Follow-Up Study. Durante il periodo di osservazione, dal 2004 al 2010, sono stati osservati 2025 decessi. L’analisi dei possibili fattori di rischio ha evidenziato che quanti avevano segnalato difficoltà a iniziare o a mantenere il sonno per la maggior parte del tempo hanno avuto un incremento del 55% di malattie legate a morte cardiaca rispetto agli quanti che non hanno presentato questi sintomi, 32% (hazard ratio, HR=1,55; P trend=0,01). Gli hazard ratio di mortalità totale sono stati: 1,25 (difficoltà ad addormentarsi), 1,09 (difficoltà a mantenere il sonno), 1,04 (risvegli al mattino presto), e 1,24 (sonno non ristoratore), confrontando gli uomini con questi sintomi a quelli senza questi sintomi. Gli autori concludono che alcuni sintomi d’insonnia (difficoltà ad addormentarsi e sonno non-ristoratore), sono associati a un rischio modestamente più elevato di mortalità, sebbene non siano chiari i motivi di questa associazione.

Il lavoro presenta alcuni limiti evidenti che impediscono di trarre conclusioni definitive: l’assenza, nel campione, di soggetti di sesso femminile, la prevalenza di pazienti di razza vianca, la generica definizione di insonnia basata su self report degli esaminati che non ha consentito di definire il tipo specifico di disturbo. l’assenza di misure oggettive, l’effetto confondente della depressione, il mancato riferimento al consumo o meno di benzodiazepine o altri farmaci ipnotici.

Insomnia complaints are common in older adults and may be associated with mortality risk. However, evidence regarding this association is mixed. Thus, Authors prospectively examined whether men with insomnia symptoms had an increased risk of mortality during 6 years of follow-up. In conclusion, some insomnia symptoms, especially difficulty initiating asleep and nonrestorative sleep, are associated with a modestly higher risk of mortality.

Il mercante di Venezia

mercante di venezia
Il mercante di Venezia è una delle opere di Shakespeare più rappresentate e non a caso. La vicenda investe il rispetto delle regole, la lealtà delle persone e la volubilità dei criteri di giudizio spesso manipolati, ora come allora, a seconda degli interessi. Ed è la scena di Porzia, travestita da Bellario, con le sue argomentazioni a stupire, se non irritare lo spettatore. “non una goccia di sangue”, “non un grammo di carne in più”, divisione dei beni tra Venezia e la figlia annientano una persona della quale l’essere ebreo può essere considerato un trascurabile particolare. Ancora oggi le regole vengono cambiate ed utilizzate a discrezione del beneficiario. Ancora oggi persone oneste si vedono private del loro diritto ad essere tutelate. Ancora oggi si passa con facilità dalla ragione al torto. Tanto viene da pensare dopo aver assistito al Teatro Verdi di Salerno alla rappresentazione del Mercante di Venezia con la magistrale interpretazione di Giorgio Albertazzi e la sua compagnia. Essenziale ed efficace la scenografia, un ponte di Venezia. Ben organizzate, anche se a tratti sopra le righe, le luci e le musiche. Armonica, incisiva e ben ritmata l’interpretazione dei singoli attori con costumi che lasciavano ben capire quali fossero i ruoli e le caratteristiche dei personaggi. Al termine della rappresentazione è stata consegnata una targa ad Albertazzi, “l’ennesima targa” ha detto, quasi fosse dispiaciuto del riconoscimento. Ha poi concluso con una curiosa considerazione “al nord si sbracciano, mentre quando più scendo al Sud le persone assistono in silenzio. Un silenzio che una volta in Africa divenne di un buio profondo”. Si spera che la considerazione non derivasse dal fatto che durante la recita gli applausi sono stati distribuiti in equa misura, senza frammentare la rappresentazione e che di questo si sia rammaricato la compagnia. Il teatro è nato proprio al Sud, con gli antichi greci, e qui da noi ha valenza di rappresentazione sacra. Un pubblico educato e attento resta in silenzio. Gli applausi sono un inutile rumore.

Ordine dei medici: ha ancora un senso?

Ordine dei Medici

Ordine dei medici: elezioni 2014

La recente tornata elettorale ha riproposto antiche questioni e polemiche in un clima di crescente disaffezione alla partecipazione attiva. Un importante contributo alla confusione in materia è stato dato dalle opposte fazioni, pro e contro l’Ordine dei Medici, con motivazioni che spesso derivano dal fatto che si trascura la storia dell’istituzione ordinistica. Storia che per molti può essere fatta risalire all’epoca imperiale romana, con i Collegia Opificum come connettivo delle figure economiche e intellettuali. Collegia che assumono la forma di Corporazioni dopo il primo millennio e che vengono costituite da medici, avvocati, notai ed altri. Ma è nel 1910 che in Italia viene legiferata (legge 455/1919) la costituzione degli Ordinamenti professionali espressione di uno Sato che disciplina, regola e vigila sulle professioni che svolgono funzioni sociali. Durante il periodo fascista, nel 1935, gli ordini vengono cancellati per essere incanalati nell’alveo del corporativismo (RDL 184/1935). Nel 1938 si afferma il principio del riconoscimento della funzione pubblica delle professioni intellettuali e l’obbligatorietà dell’iscrizione agli albi (legge 897/1398). Tale provvedimento, all’epoca, ebbe valenza discriminatoria, con divieto di esercizio ad ebrei, antifascisti e “devianti”in generale. Nel dopoguerra, con il recupero della democrazia repubblicana, ispirandosi a principi liberali un Decreto del Capo Provvisorio dello Stato n. 233/1946 ricostituisce gli Ordini, estendendoli anche alle professioni che erano state riconosciute e regolamentate durante il fascismo. La situazione attuale, quasi settanta anni dopo, è immodificata. Gli Ordini sono enti pubblici autonomi, vigilati dal Ministero della Giustizia. La loro funzione è quella dell’autogoverno, con il fine di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti; di tenere aggiornato l’albo professionale e il codice deontologico, e garantire la professionalità delle categorie. Inoltre controllano le credenziali richieste dallo Stato per iscriversi all’albo professionale: il possesso del diploma di laurea, il superamento dell’esame di abilitazione alla professione, la cittadinanza, la buona condotta, l’incompatibilità con altre professioni. Non si tratta di un istituto solo italiano ma altre nazioni (Belgio, Francia, Germania, Olanda, Portogallo, Spagna) hanno ordinamenti e procedure di accesso simili. Diverso è l’ordinamento nei paesi anglosassoni dove la natura e l’ordinamento dell’esercizio professionale si ispira ad altri principi-
L’opportunità o meno del mantenimento degli Ordini professionali è il terreno di scontro più serrato. Limitandosi alla professione medica in molti si chiedono per quale motivo una persona che ha superato l’esame di laurea e di abilitazione debba essere iscritto all’Albo che, in sostanza, si limita ad incassare una quota di iscrizione e poco altro. In difesa dell’istituto ordinistico viene fatto osservare che eliminando l’Ordine dei Medici gli unici beneficiari sarebbero i grandi gruppi economico finanziari, finalmente liberi da ogni controllo. In realtà occorrerebbe una riforma strutturale dell’Ordine, delle loro competenze e delle modalità di elezione dei componenti il Consiglio. Tanto più se si considera che dal 46 ad oggi il tessuto sociale è cambiato: da una società prevalentemente agricola, ad una società industriale, quindi post industriale e, allo stato attuale, di servizi in un contesto di crisi economica. Se settanta anni fa la funzione principale era quella di rappresentare e garantire le professioni intellettuali, privilegiando la difesa della prestazione, garantendo al committente (paziente) un servizio qualificato e al medico la sicurezza di un esercizio professionale esclusivo allo stato le sfide sono differenti. Aggiornamento professionale continuo, figure professionali emergenti e ridefinizione di ruoli e competenze di quelle tradizionali, crescente prevalenza di professioniste donne, aumento dell’età media della popolazione medica attiva, blocco del turnover e difficoltà di accesso delle nuove generazioni, elevato contenzioso sono le principali, ma non esclusive, problematiche.
La fotografia della rappresentanza ordinistica italiana, così come emerge dall’esame della composizione dei consigli uscenti e di quelli già eletti vede, ancora una volta, una prevalenza di medici anziani e maschi, con una percentuale di partecipazione molto bassa, al limite della validità prevista dalla legge, con modalità di elezione da rinnovare. Non si comprende come sia possibile che si voti ancora in una sede unica, senza possibilità di voto a distanza per quanti, e non sono pochi soprattutto tra i giovani, lavorano fuori regione. La normativa delle elezioni andrebbe riformata in tal senso, magari ponendo anche una proporzionalità di eletti in relazione al genere, un limite massimo di mandati per i quali si può essere eletti (due, al massimo tre) e l’obbligo di rinnovare almeno un terzo del consiglio ad ogni tornata.

Insonnia: quando prelude una depressione.

insonnia

Insonnia acuta e depressione: confermata la possibile associazione

Sebbene molti studi abbiano esaminato l’associazione tra insonnia e depressione, nessuno studio ha valutato queste associazioni entro un periodo di tempo limitato, con specifico riferimento alla insonnia acuta e cronica e con la polisonnografia. In uno studio pubblicato su Sleep (link) è stata valutata l’associazione tra l’insonnia e la depressione di prima insorgenza tenendo conto di questi requisiti. Nel lavoro pubblicato sono state esaminate cinquantaquattro persone, di cui 33 con insonnia acuta e 21 normali senza una storia riferita di disturbo del sonno, di condizioni mediche croniche o malattie psichiatriche. I partecipanti sono stati valutati al basale (2 notti di polisonnografia e misure psicometriche dello stress e del tono dell’umore) e rivalutati dopo tre mesi per insonnia e depressione. I soggetti con insonnia acuta erano più esposti allo stress, con peggiore umore, peggiore percezione soggettiva della continuità del sonno, aumento del sonno N2 e diminuzione del sonno N3. I soggetti che diventavano insonni cronici presentavano al basale latenze REM più brevi e sonno N3 ridotto. I soggetti che hanno manifestato questo modello nel passaggio da insonnia acuta a cronica avevano anche maggiori probabilità di sviluppare la prima insorgenza di depressione (9,26%) rispetto a quelli che hanno presentato una remissione dell’insonnia (1,85%) o erano normali (1,85%).
Lo studio ha cercato, per la prima volta, di caratterizzare lo stress, il sonno e l’umore durante l’insonnia acuta e per determinare se uno qualsiasi dei fattori presenti al momento della comparsa di insonnia possa differenziare chi sarebbe passato ad insonnia cronica da quelli che sarebbero guariti. Inoltre, se coloro che hanno sviluppato l’insonnia cronica hanno anche più probabilità di sviluppare la prima insorgenza di depressione, rispetto a quelli che guariscono o ai controlli normali. I risultati suggeriscono che l’insonnia acuta è caratterizzata da stress (sia il numero di eventi di vita vissuto che la percezione dello stress), maggiore povertà d’animo e peggiore percezione del sonno. Inoltre, l’insonnia acuta appare caratterizzata da periodi di sonno leggero più lunghi. Infine, vi è un sostanziale accordo con la letteratura che suggerisce come l’insonnia sia un fattore di rischio per la depressione. È interessante, infine, notare che coloro che hanno sviluppato la depressione di prima insorgenza nel periodo acuto presentano un incidenza di più del doppio di quella annuale stimata, il che riflette i risultati di una recente meta-analisi al riguardo.

The transition from acute to chronic insomnia is presaged by baseline differences in sleep architecture that have, in the past, been ascribed to Major Depression, either as heritable traits or as acquired traits from prior episodes of depression. The present findings suggest that the “sleep architecture stigmata” of depression may actually develop over the course transitioning from acute to chronic insomnia.

IgNobel 2014: assegnati i premi “alternativi” al Nobel

IgNobel 2014

IgNobel: un premio dove l’Italia eccelle

Pienone di riconoscimenti all’Italia nell’annuale edizione degli IgNobel, contraltare satirico dei più famosi premi Nobel a cura della rivista “Annals of Improbable Research” (link) e che viene attribuito alle ricerche più inverosimili. Di rilievo il premio IgNobel per l’economia all’ISTAT “per aver preso orgogliosamente l’iniziativa di adempiere al mandato dell’Unione Europea di aumentare l’entità ufficiale della propria economia nazionale includendo i proventi da prostituzione, vendita illegale di droghe, contrabbando oltre che di tutte le altre operazioni finanziarie illecite tra partecipanti volontari“. (Cambia il Sistema europeo dei conti nazionali e regionali – Sec2010, ISTAT, 2014). E’ proprio il caso di dire che l’economia “è andata a puttane”.