Mobilitazione dei medici

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Oggi, a Roma, mobilitazione dei medici ed odontoiatri
Questi i temi che saranno dibattuti nel corso della manifestazione:
1 – Il ruolo del medico nell’evoluzione della sanità per la cura delle persone.
2 – riforma del Titolo V della Costituzione e le criticità della frammentazione in 21 sistemi regionali: “Una sanità a pezzi, meno diritti, più diseguaglianze”.
3 – Quale futuro per le giovani generazioni, una risorsa da tutelare: “Tra formazione e precariato”.
4 – Responsabilità professionale medica e odontoiatrica.
5 – L’appropriatezza clinica, patrimonio della professione

Innovazione digitale in sanità

innovazione digitale

Innovazione digitale: in riduzione gli investimenti

L’Information and Communication Technology riveste un ruolo fondamentale in settori chiave della società. Alla regola non si esime la sanità e gli investimenti nel settore sono un indice attendibile della qualità dell’intervento. In Italia la situazione, tanto per cambiare, tende al ribasso. Nel 2013 gli investimenti sono crollati con una riduzione del 5%, proseguendo il trend negativo dell’anno precedente. I numeri, forniti dall’Osservatorio  Ict in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, presentati di recente al convegno “Innovazione digitale in sanità: l’Ict non basta!” dicono che l’investimento è stato di 1,17 miliardi di euro,  l’1,1% della spesa sanitaria pubblica, ovvero 19,72 euro per abitante. Ma non è solo un problema di spesa. Anche le scelte operative devono seguire un criterio che consenta la diffusione delle informazioni relative ai pazienti sia in ospedale che sul territorio, con riguardo sia all’assistenza sanitaria che a quella sociale. Non da meno occorre fornire una stima della spesa ICT in Sanità, evidenziando i trend in atto sia a livello complessivo (Regioni, MMG, strutture sanitarie) sia a livello di singoli ambiti ICT; vanno analizzate le priorità di investimento e il livello di sviluppo nei principali ambiti di innovazione digitale (Mobile Health, Cartella Clinica Elettronica, Dematerializzazione dei documenti, Servizi Digitali al Cittadino, Telemedicina, ecc.) evidenziando le barriere allo sviluppo e i benefici percepiti dalla Direzione Strategica; andrebbe compreso il supporto che l’ICT può fornire allo sviluppo di nuovi canali di erogazione delle cure e alla trasformazione dei modelli di cura e di assistenza, rilevando anche il punto di vista dei MMG e dei cittadini; infine occorre studiare i modelli di governance dell’innovazione ICT e analizzare il ruolo delle Regioni nello sviluppo di indirizzi e linee guida e nella realizzazione di Shared Services, fornendo una stima dei risparmi economici che questi servizi consentirebbero di ottenere per il sistema sanitario. In altri termini, come dichiarato da Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio, “alla sanità italiana oggi serve un percorso di innovazione digitale, che però non può essere ricondotto alla sola tecnologia. È necessaria una riforma del modello di cura e assistenza, in cui le tecnologie digitali mettano in rete il sistema, spostando i servizi dalle strutture residenziali verso il territorio e la gestione domiciliare, superando quella separazione tra prestazioni sanitarie e servizi socio-assistenziali, che è oggi causa di disottimizzazione e di atteggiamenti da ‘scarica barile’ a danno della finanza pubblica e, soprattutto, dei cittadini più deboli”.

Telemedicina: sette strategie per implementarla

telemedicina

Innovazioni e telemedicina

Il termine telemedicina implica l’utilizzo di servizi elettronici per supportare una vasta gamma di servizi remoti, come l’assistenza sanitaria, l’educazione alla salute e il monitoraggio della terapia. Se si vuole raggiungere il pieno potenzaiale della telemedicina questa deve essere integrata con le pratiche tradizionali ambulatoriali e ospedaliera tenendo sempre presente i sei settori della qualità di cura: sicura, efficace, centrata sul paziente, tempestiva, efficiente ed equa. Anche se la telemedicina in quanto tecnologia dirompente sembra minacciare l’erogazione di assistenza sanitaria tradizionale in realtà ha il potenziale per riformare e trasformare l’industria riducendo i costi e aumentando la qualità e la soddisfazione del paziente.

La salute in tempo di crisi

Pubblicato dall’ISTAT (link) il rapporto sulle condizioni di salute della popolazione e sulla risposta dell’assistenza sanitaria ai bisogni di salute. L’indagine, condotta dall’Istat con il sostegno del Ministero della Salute e delle Regioni, dal titolo “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” fornisce un quadro allarmante. Nel periodo preso in esame (Settembre-dicembre 2012) sono stati analizzati i comportamenti relativi alla salute e all’utilizzo dei servizi sanitari tenendo conto delle caratteristiche demografiche e socio-economiche dei cittadini. Dalle informazioni raccolte sono stati costruiti indicatori su condizioni di salute e qualità della vita, presenza di disabilità, stili di vita, prevenzione,ricorso ai servizi sanitari e livello di soddisfazione, rinuncia a prestazioni sanitarie, uso dei farmaci. Ne scaturisce la possibilità di individuare quale sia la popolazione a rischio; studiare le disuguaglianze nella salute e nell’accesso ai servizi; conoscere i profili degli utilizzatori dei servizi sanitari e le modalità di fruizione. Integrando con tali informazioni le fonti di dati amministrativi è possibile arricchire la base informativa necessaria per la pianificazione socio-sanitaria e la promozione della salute pubblica, sia a livello nazionale che a livello locale. Tra i dati emergenti:

  • stanno bene i due terzi della popolazione, male il 7,7%;
  • gli anziani, soprattutto se del Sud stanno peggio, anche sotto il profilo psicologico;
  • aumenta il consumo sanitario ma con riduzione della spesa odontoiatrica e dietologica;
  • il livello di soddisfazione per il servizio sanitario pubblico è sufficiente (in una scala da 1 a 10), maggiore al Nord, inferiore al Sud;
  • tra le donne prevale la multicronicità, tra gli uomini le malattie croniche gravi;
  • c’è una lieve riduzione del ricorso al ricovero ospedaliero;
  • il 10% della popolazione ha rinuciato ad una qualche prestazione sanitaria

Quest’ultimo rappresenta il dato più allarmante. Sei milioni di persone  rinuciano a cure pure importanti, di questi la metà per motivi economici, seguono i problemi di offerta (liste di attesa troppo lunghe o orari scomodi per l’appuntamento o difficoltà a raggiungere la struttura) gli impegni di lavoro o familiari e altro. A rinunciare sono più spesso le donne (i due terzo)specie se vivono al Sud e sono nella fascia 45-64 anni. Anche la disoccupazione gioca il suo ruolo, oltre il 20% dei rinuciatari si trova in tale condizione. Per quanto riguarda il territorio, al Sud si rinuncia per motivi economici, al Centro per problemi legati all’offerta.

Ticket sì, ticket no

In attesa dell’avvio delle trattative per il nuovo Patto per la Salute si registra la dichiarazione congiunta dei ministri Lorenzin e Saccomanni che escludono il ricorso a nuovi ticket in quanto “insostenibili” per i cittadini. La stessa Ministra ha dichiarato che “a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n.187/2012 (che ha reso non operante la misura di compartecipazione alla spesa sanitaria per un importo pari a 2 miliardi dal 2014 prevista dal d.l. 98/11) in sede di predisposizione della legge di bilancio 2014-2016 non potrà che essere rideterminato il livello del finanziamento del SSN per l’importo di due miliardi dal 2014”

Ludopatia: un fenomeno in crescita

Anche se limitato ad un campione di 300 persone intervistate in una sala giochi i risultati dell’indagine Codacons – Università di Brescia sono sconvolgenti. Il 31% degli intervistati rientra nella categoria dei giocatori patologici, in maggioranza sono uomini, disoccupati o con lavoro saltuario, con bassa scolarizzazione e con problemi di relazione. Spesso sono extracomunitari. Preoccupa il dato che questa categoria già di per se stessa svantaggiata, cui si unisce il 25% delel casalinge e il 17% dei pensionati e degli studenti, va in sala gioco da 5 a 7 volte a settimana e nell’85% dei casi perde 40 euro al giorno solo in parte recuperati dal 15% che vince 120 euro: fatte le debite proporzioni c’è un passivo medio di circa 16 euro a testa !!! Indispensabile un intervento preventivo incisivo e assiduo e che non incontri resistenze passive come sembra stia avvenendo per le sigarette elettroniche che vengono viste come un problema per il mancato introito immediato nelle casse dello stato, trascurando il risparmio prospettivo in termini di spesa sanitaria.

I partiti e la sanità

In questa anomala campagna elettorale si ha l’impressione che i partiti non vogliano esporsi troppo su argomenti delicati quali la sanità e le misure per gestirla. Tutti dichiarano di voler difendere il servizio sanitario nazionale ma, spulciando con fatica i siti dei vari schiarementi si vede come ci sono delle differenze non trascurabili.

Il PD esclude ulteriori tagli e propone la razionalizzazione del sistema, ivi comprese la trasparenza nelle nomine, degli acquisti e dei risultati raggiunti dagli ospedali e dai dirigenti. Inoltre raccomanda una accurata gestione del rischio clinico, stabilendo che la responsabilità civile per danni alla salute dei pazienti sia sempre a carico della struttura sanitaria pubblica o privata, e non di medici infermieri o tecnici.

Il PDL si preoccupa soprattutto dei costi standard che dovrebbero essere i più bassi possibile e su base nazionale, non regionale.

La lista Monti pone un’alternativa: mantenere lo status quo e accettare la crescita della spesa o “razionalizzare ed innovare” secondo i principi di appropriatezza delle cure, costo e efficacia, riduzione degli sprechi, gestione manageriale.

Il Movimento 5 stelle propone un Ssn universale e gratuito con ticket proporzionali al reddito per le prestazioni non essenziali,  promozione dei farmaci generici, separazione della carriera dei medici pubblici e privati (?) con incentivi per i primi.

Rivoluzione civile vuole rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale e promuovere un piano per la non-autosufficienza.

Il buco della Sanità

Non si placa la polemica sull’analisi della spesa sanitaria condotta dalla FIASO e che oggi terrà, a Roma, il suo Convegno Nazionale “Il ruolo delle Aziende Sanitarie nelle Reti Cliniche in Italia”. Secondo la FIASO nel 2014 il buco per la spesa sanitaria sarà di 18 miliardi di euro. Pronta la smentita del Ministero dell’economia che calcola la spesa prevista in 112,42 miliardi e non 129,19 come indicato nello studio, lamentando inoltre errori ed imprecisioni. Altrettanto rapida la replica della Fiaso laquale precisa che la tabella riportata nel suo studio non è stata rielaborata ma è esattamente quella della Ragioneria generale dello Stato. L’equivoco evidente che si palesa nella “smentita” dell’Economia sta nel fatto che la stessa tabella della Ragioneria fa il confronto tra il fabbisogno finanziario del Ssn ante manovre e il finanziamento reale programmato a seguito dei diversi interventi correttivi operati con le varie manovre. Quindi Fiaso non ha mai parlato di un buco di 18 miliardi nella spesa 2014, come sostiene l’Economia, quanto di un differenziale, pari a quella cifra, tra fabbisogno stimato e finanziamento reale conseguente ai tagli operati dalle diverse manovre finanziarie e ciò, ribadisce Fiaso, attenendosi a quanto riportato dalla tabella della stessa Ragioneria come facilmente verificabile.
Ad ogni buon conto la federazione ha lanciato le sue proposte “tecniche” per una spending review “sostenibile e realizzabile”:

  • definire un sistema di prezzi di riferimento più congruo per beni e servizi;
  • togliere dall’elenco delle prestazioni mutuabili quelle oramai superate dai progressi della medicina;
  • sostituire il sistema iniquo dei ticket con un più equo sistema di pagamento “a franchigia” proporzionato al reddito;
  • recuperare il contributo che può venire da sociale, volontariato, sanità privata e integrativa;
  • rilanciare il processo di aziendalizzazione, riaffermando il ruolo dell’Azienda come luogo in cui si costruiscono le motivazioni per migliorare l’efficienza.