In difesa dei lavoratori onesti

televisioneTv scandalistica

Facile sparare nel mucchio. Ancor di più quando si citano dichiarazioni non vere o si invitano persone che non sono rappresentative della realtà. E che l’effetto di tali scelte poco felici sia devastante lo dimostra, tra le altre cose, il fatto che anche persone che, come me, non seguono le trasmissioni relative hanno accusato il colpo di una vera e propria valanga mediatica per nulla lusinghiera.

Insonnia negli anziani e mortalità

InsonniaPubblicato su Circulation un articolo (link) inteso a verificare se l’insonnia sia correlata o no ad una maggiore mortalità nelle persone anziane affette dal disturbo. Nello studio, condotto negli Stati Uniti, sono stati esaminati 23.477 uomini sani partecipanti all’Health Professional Follow-Up Study. Durante il periodo di osservazione, dal 2004 al 2010, sono stati osservati 2025 decessi. L’analisi dei possibili fattori di rischio ha evidenziato che quanti avevano segnalato difficoltà a iniziare o a mantenere il sonno per la maggior parte del tempo hanno avuto un incremento del 55% di malattie legate a morte cardiaca rispetto agli quanti che non hanno presentato questi sintomi, 32% (hazard ratio, HR=1,55; P trend=0,01). Gli hazard ratio di mortalità totale sono stati: 1,25 (difficoltà ad addormentarsi), 1,09 (difficoltà a mantenere il sonno), 1,04 (risvegli al mattino presto), e 1,24 (sonno non ristoratore), confrontando gli uomini con questi sintomi a quelli senza questi sintomi. Gli autori concludono che alcuni sintomi d’insonnia (difficoltà ad addormentarsi e sonno non-ristoratore), sono associati a un rischio modestamente più elevato di mortalità, sebbene non siano chiari i motivi di questa associazione.

Il lavoro presenta alcuni limiti evidenti che impediscono di trarre conclusioni definitive: l’assenza, nel campione, di soggetti di sesso femminile, la prevalenza di pazienti di razza vianca, la generica definizione di insonnia basata su self report degli esaminati che non ha consentito di definire il tipo specifico di disturbo. l’assenza di misure oggettive, l’effetto confondente della depressione, il mancato riferimento al consumo o meno di benzodiazepine o altri farmaci ipnotici.

Insomnia complaints are common in older adults and may be associated with mortality risk. However, evidence regarding this association is mixed. Thus, Authors prospectively examined whether men with insomnia symptoms had an increased risk of mortality during 6 years of follow-up. In conclusion, some insomnia symptoms, especially difficulty initiating asleep and nonrestorative sleep, are associated with a modestly higher risk of mortality.

Standard Ospedalieri: a giorni la loro approvazione

standard ospedalieri

In dirittura di arrivo i nuovi standard ospedalieri. L’iter tortuoso, lungo e più volte interrotto sebra doversi configurare per i seguenti elementi:
Riduzione dei posti letto. Circa tremila in meno, essendo confermati gli standard del 3 per mille per gli acuti e dello 0,7 per mille per la lungodegenza e riabilitazione. La cosa “aiuterà” non poco l’affollamento nei Pronto Soccorso.
Tasso di occupazione al 160 per mille e degenza media sotto i 7 giorni. Di questi il 25% dovrà essere dedicato ai ricoveri in day hospital
Case di cura private. Non verranno più accreditate quelle con meno di 60 letti per acuti, tranne per le monospecialistiche dopo valutazione delle singole regioni.
Ridefinizione della classificazione degli ospedali. Saranno previsti tre livelli: di base, con un bacino d’utenza tra gli 80.000 e 150.000 abitanti; di 1° livello tra gli 150.000 e i 300.000 abitanti e di 2° livello tra i 600.000 e 1.200.000 abitanti.
Soglie minime per volumi ed esiti. Indispensabili per il processo e la conferma degli accreditamenti e per l’eventuale riconversione della rete ospedaliera regionale.
Clinical governance.
Standard e reti. Previste  le “reti ospedaliere” per le grandi patologie (infarto e ictus) e per le malattie rare, l’oncologia e la pediatria. Previste 10 reti ospedaliere dedicate per ottimizzare la risposta terapeutica e assistenziale per altrettante aree terapeutiche.
Rete dell’emergenza. Ridefiniti i criteri per l’intera rete dell’emergenza urgenza, dal 118, ai punti di primo intervento, fino alla definizione dei diversi tipi di Pronto soccorso sia per bacini di utenza che per tipologia geografica del sito prevedendo indicazioni specifiche per le sedi ospedaliere in zone particolarmente disagiate. Individuati i diversi livelli di DEA (1° livello “Spoke” e 2° livello “Hub”) e i rapporti con la continuità assistenziale.
Ospedali gestiti dagli infermieri. Caratterizzati dagli ospedali di comunità che dovranno concretizzare il processo di integrazione ospedale territorio e garantire la continuità delle cure e dell’assistenza. Questi ospedali saranno gestiti dagli infermieri, avranno dai 15 ai 20 posti letto e l’assistenza medica sarà assicurata da medici di medicina generale o pediatri o da altri medici dipendenti o convenzionati con il Ssn secondo modalità scelte localmente. A livello gestionale questi ospedali faranno capo ai distretti sanitari. Un importante passo avanti sulla strada del riconoscimento della insostituibile funzione del personale infermieristico, sempre più portatre non solo di competenze tecniche ma anche di conoscenze scientifiche ed esperienze indispensabili per la cura di una popolazione che invecchia ed è portatrice di patologie multiple.

Il Parkinson non è una malattia mortale

malattia mortaleCon quale probabilità una persona con malattia di Parkinson può morire rispetto a chi non ha questa malattia? A questa domanda ricorrente dà una risposta un articolo pubblicato nel 2010 su Neurology. Lo studio retrospettivo è stato condotto in Norvegia su 230 persone con Parkinson seguite per alcuni anni. Le informazioni sono state elaborate con analisi multivariata.