Il Parkinson non è una malattia mortale

malattia mortaleCon quale probabilità una persona con malattia di Parkinson può morire rispetto a chi non ha questa malattia? A questa domanda ricorrente dà una risposta un articolo pubblicato nel 2010 su Neurology. Lo studio retrospettivo è stato condotto in Norvegia su 230 persone con Parkinson seguite per alcuni anni. Le informazioni sono state elaborate con analisi multivariata.

Dallo studio è emerso che il rischio di mortalità aumenta di 1,89 volte se presente demenza, 1,45 in presenza di psicosi, di 1,18 volte nelle gravi compromissioni motorie. Questi fattori sono potenzialmente modificabili. Per quanto riguarda i fattori non modificabili si è visto che il rischio aumenta di 1,40 volte in relazione all’età di esordio (più si è anziani, più aumenta), 1,51 in rapporto all’età cronologica, 1,63 volte nei maschi.Le allucinazioni benigne sono più importanti delle allucinazioni, non ci sono correlazioni con con i farmaci antiparkinsoniani o antipsicotici, né con i singoli sintomi motori, tranne che con l’instabilità posturale e i disturbi del cammino (rischio aumentato dell’1,70).
Gli autori suggeriscono che per aumentare l’aspettativa di vita nella malattia di Parkinson sono fondamentali la prevenzione precoce della disabilità motoria e dello sviluppo di demenza e psicosi. Dato che nessun singolo fattore ha dimostrato un effetto veramente significativo e il Parkinson di per sé non è una malattia mortale, si conferma il concetto che l’aspettativa di vita nella malattia di Parkinson è legata allo stato di salute generale più che alla stessa patologia.

A population-based long-term study published on Neurology demonstrates that in addition to Age at onset, chronological age, motor severity, and dementia, psychotic symptoms independently predict increased mortality in Parkinson’s Disease (PD). In contrast, no significant impact of antipsychotic or antiparkinsonian drugs on survival was observed in our PD cohort. Early prevention of motor progression and development of psychosis and dementia may be the most promising strategies to increase life expectancy in PD.

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