Standard Ospedalieri: a giorni la loro approvazione

standard ospedalieri

In dirittura di arrivo i nuovi standard ospedalieri. L’iter tortuoso, lungo e più volte interrotto sebra doversi configurare per i seguenti elementi:
Riduzione dei posti letto. Circa tremila in meno, essendo confermati gli standard del 3 per mille per gli acuti e dello 0,7 per mille per la lungodegenza e riabilitazione. La cosa “aiuterà” non poco l’affollamento nei Pronto Soccorso.
Tasso di occupazione al 160 per mille e degenza media sotto i 7 giorni. Di questi il 25% dovrà essere dedicato ai ricoveri in day hospital
Case di cura private. Non verranno più accreditate quelle con meno di 60 letti per acuti, tranne per le monospecialistiche dopo valutazione delle singole regioni.
Ridefinizione della classificazione degli ospedali. Saranno previsti tre livelli: di base, con un bacino d’utenza tra gli 80.000 e 150.000 abitanti; di 1° livello tra gli 150.000 e i 300.000 abitanti e di 2° livello tra i 600.000 e 1.200.000 abitanti.
Soglie minime per volumi ed esiti. Indispensabili per il processo e la conferma degli accreditamenti e per l’eventuale riconversione della rete ospedaliera regionale.
Clinical governance.
Standard e reti. Previste  le “reti ospedaliere” per le grandi patologie (infarto e ictus) e per le malattie rare, l’oncologia e la pediatria. Previste 10 reti ospedaliere dedicate per ottimizzare la risposta terapeutica e assistenziale per altrettante aree terapeutiche.
Rete dell’emergenza. Ridefiniti i criteri per l’intera rete dell’emergenza urgenza, dal 118, ai punti di primo intervento, fino alla definizione dei diversi tipi di Pronto soccorso sia per bacini di utenza che per tipologia geografica del sito prevedendo indicazioni specifiche per le sedi ospedaliere in zone particolarmente disagiate. Individuati i diversi livelli di DEA (1° livello “Spoke” e 2° livello “Hub”) e i rapporti con la continuità assistenziale.
Ospedali gestiti dagli infermieri. Caratterizzati dagli ospedali di comunità che dovranno concretizzare il processo di integrazione ospedale territorio e garantire la continuità delle cure e dell’assistenza. Questi ospedali saranno gestiti dagli infermieri, avranno dai 15 ai 20 posti letto e l’assistenza medica sarà assicurata da medici di medicina generale o pediatri o da altri medici dipendenti o convenzionati con il Ssn secondo modalità scelte localmente. A livello gestionale questi ospedali faranno capo ai distretti sanitari. Un importante passo avanti sulla strada del riconoscimento della insostituibile funzione del personale infermieristico, sempre più portatre non solo di competenze tecniche ma anche di conoscenze scientifiche ed esperienze indispensabili per la cura di una popolazione che invecchia ed è portatrice di patologie multiple.

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