Don Giovanni

don giovanni
La figura del Don Giovanni, entrata oramai nell’opinione comune come emblema del “tombeur de femme” è stata, nel corso dei secoli, descritta da più autori. Quella di Moliere è, forse, la più pregnante, critica dei costumi del diciassettesimo secolo, con particolare riguardo ai nobili, alla loro ipocrisia e all’incapacità del “popolo basso” a reagire. Presuntuoso, ostinatamente fermo nei suoi principi, Don Giovanni non cede davanti a nulla e quando non riesce ad avere la meglio, come quando non riesce a far bestemmiare un poveretto in cambio di denaro, continua imperterrito nei suoi comportamenti. Allora i nobili e adesso?

Mobilitazione dei medici

mobilitazioneStati generali

Oggi, a Roma, mobilitazione dei medici ed odontoiatri
Questi i temi che saranno dibattuti nel corso della manifestazione:
1 – Il ruolo del medico nell’evoluzione della sanità per la cura delle persone.
2 – riforma del Titolo V della Costituzione e le criticità della frammentazione in 21 sistemi regionali: “Una sanità a pezzi, meno diritti, più diseguaglianze”.
3 – Quale futuro per le giovani generazioni, una risorsa da tutelare: “Tra formazione e precariato”.
4 – Responsabilità professionale medica e odontoiatrica.
5 – L’appropriatezza clinica, patrimonio della professione

Elena Cattaneo: semplicemente “brava”

CattaneoDall’Espresso del 2 aprile 2015:
“Nature” l’ha salutata con un “Brava Elena”, attribuendole, giustamente, la vittoria nell’affaire Stamina. Ma Elena Cattaneo è molto di più. Scienziata dell’Università di Milano, seduta su una pila di riconoscimenti internazionali, è stata nominata da Giorgio Napolitano senatore a vita. Ed é convinta che educare la politica alla scienza sia la mossa vincente. Ma non solo. (non guasterebbe cominciare con l’educare la politica all’onestà).
Spesso i comportamenti degli italiani non tengono conto del risultati della scienza. Perché?
“Scienziati e media comunicano il “risultato”, trascurando il processo, il percorso che ha condotto a quel risultato. Cosi i cittadini sono privati della necessaria consapevolezza per comprendere che una cura, ad esempio, non é “un coniglio che esce dal cilindro”. Si predilige una comunicazione fatta di “narrazioni umorali” anche quando si trattano temi che obbligherebbero ad ancorarsi ai fatti. (Spesso la motivazione di questa “comunicazione” sta in altro: il business system). La scienza non può che dire come stanno le cose, anche quando è doloroso; i ciarlatani, al contrario, promettono miracoli (che ogni volta si dissolvono nel nulla). Questo rende la scienza debole, a prima vista, agli occhi di un pubblico che ha una dieta mediatica composta essenzialmente di grandi miracoli o grandi catastrofi.” (Un popolo “ignorante” può essere manipolato meglio).
Non è che i politici sono più oscurantisti degli italiani?
“Cosi come vi sono alcuni aperti e interessati, vi sono pure parlamentari che su temi scientifici sarebbero pronti a approvare qualunque legge sulla scorta del sentito dire e senza alcun indispensabile approfondimento tecnico. Molti non hanno alcuna idea di cosa sia la sperimentazione animale, ma chiedono che sia abolita; non hanno idea di come si arrivi a identificare un trattamento per una malattia umana e non capiscono la differenza tra i ciarlatani e la medicina. (i parlamentari sono lo specchio fedele di chi li ha votati, oscurantisti in pari misura). Ci sono persino parlamentari che, ribaltando la realtà delle cose, cercano di far passare lo scienziato come “persona con pregiudizi”, ad esempio semplicemente perché si avvale delle prove della scienza per argomentare a sostegno dell’innocuità di specifici Ogm. Sta al cittadino orientarsi verso rappresentanti in grado di comprendere e includere le conquiste fatte per tutti nelle scelte per it Paese.” (In realtà esistono anche persone con pregiudizi che pretendono di definirsi scienziati. Anche su questi bisognerebbe lavorare).
La comunità scientifica in Italia è meno capace di influenzare il dibattito pubblico di quanto non lo sia in altri paesi. Perché?
“Quel che fa più male è quando lo scienziato addirittura si autolimita perché teme che la sua esposizione pubblica possa nuocere alla carriera, ai finanziamenti o semplicemente alienare simpatie politiche. (La comunità scientifica dovrebbe trovare il suo pascolo naturale nell’Università, che spesso è occupata da lupi travestiti da pecore). Ma bisogna dire che nel paese manca un’educazione, anche politica, che ritenga necessario, come avviene in democrazie avanzate, l’ascoltare con serietà massima i dati empirici dei fenomeni, prima di fare scelte decisive per la società. La classe politica troppo spesso ha mostrato di seguire furbescamente il richiamo “della pancia delle piazze” piuttosto che onorare con senso di responsabilità il proprio compito. primo fra tutti quello di conoscere prima di deliberare. (Sante parole).
La fiducia nelle lstituzioni nel nostro paese è debole. E le Istituzioni scientifiche sembrano vittime di questo handicap di contesto.
“È necessano che ciascuno svolga il proprio lavoro al massimo della propria professionalità, cercando le evidenze e stando lontani dalle convenienze. Così si recupera fiducia. (It’s a long way to Tipperary). Ciascuna Istituzione Scientifica deve aprirsi alla comunità e senza timori mostrarsi per quel che quotidianamente fa per la collettività. Lo Stato deve poi impegnarsi anche con risorse a rilanciare la formazione e le attività in materie ad alto tasso di scientificità. (Troppi scheletri negli armadi). Bisogna preservare almeno la ricerca pubblica di base, rilanciare un patrimonio di conoscenza che ancora sopravvive, ma che se non difeso potrebbe definitivamente depauperarsi in pochi anni, “bruciando” molta più speranza per il futuro di quanto si possa immaginare”.

Nomi d’oggi: lettura consigliata

letture
Correva l’anno 1988 e Gino e Michele pubblicavano per la Tango Edizioni il libro Nomi d’oggi. Ventiquattro biografie satiriche con personaggi dell’epoca che fu, alcuni ancora “in attività”: Carrà, Mike Bongiorno, Cossiga, Berlusconi, Pippo Baudo, Scalfari, Andreotti, Craxi. Cicciolina, Marta Marzotto. Pura satira a volte premonitrice di quelli che sarebbe stato il quarto di sceolo successivo. Come non divertirsi all’affermazione che E”Eugenio Scalfari nasce dalla fantasia di Forattini il 16 aprile 1924″? Come non trovare premonitrice la voce del decalogo televisivo berlusconiano che recita “Biagi ha detto: ‘se Berlusconi avesse le tette farebbe l’annunciatrice’; non è vero: se l’annunciatrice avesse le tette se la farebbe Berlusconi”? E l’allusione a Craxi? “Craxon ha questa curiosa caratteristica: su di lui tutto è al 10%. Così vi troviamo il 10& di ossigeno, il 10% di azoto, il 10% di glicemia, il 10% di uomini e il 10% di donne”. Come scrive Oreste del Buono nella sua prefazione al libro Nomi d’oggi: “qui lo scrivere non è fine a se stesso, è la base di una comunicazione diversa sul mondo e col mondo che ci è toccato ih sorte. È veramente un messaggio offensivo per la troppa retorica in corso. I gemelli scardinano la vita altrui con la felicità e la complicità di chi sa di avere imboccato la strada giusta. In Nomi d’Oggi i riferimenti al passato sono tutti contestati, e il futuro appare di carattere ilarmente catastrofico. Gino & Michele si comportano come se tutto potesse davvero esser cambiato, perché avanti così non si può andare. In tempi tristi come i nostri in cui chiunque sia imbecille, abbia un tic o qualche altra malattia schifosa, sia recidivo della scuola dell’obbligo, proclama di far dell’umorismo demenziale, Gino & Michele si impongono per precisione e razionalità. Del libro, trovato per caso sulla solita bancarella di libri usati, oramai in giro sono rintracciabili pochissime copie su Amazon (link).

L’arte della menzogna politica.

Jonathan Swift, più noto per i viaggi di Gulliver aveva uno spirito pragmatico e consapevolezza dei limiti della persona umana. In questo solo in apparenza ironico pamphlet prese di mira la politica. Ora come allora sono molte le cose ancora purtroppo vere:

  • … benché il Diavolo sia il padre delle menzogne, sembra che, come altri grandi inventori, abbia perso molta della sua reputazione per via dei continui miglioramenti che sono stati fatti alla sua opera.
  • … menzogna è l’ultimo conforto di un partito ribelle sgominato in uno stato. Ma qui i moderni hanno fatto grandi aggiunte, applicando quest’arte all’acquisizione del potere e alla sua conservazione, così come al vendicarsi dopo che l’hanno perso.
  • … C’è un punto essenziale in cui un bugiardo politico differisce dagli altri dello stesso talento, che egli dovrebbe avere solo un breve ricordo, che è necessario a seconda delle varie opportunità che incontra a ogni ora, del fatto di dissentire da se stesso e di giurare su tutte e due le facce di una contraddizione, a seconda di come trova disposte le persone con cui ha a che fare.
  • … spesso succede che anche se una menzogna viene creduta solo per un’ora, ha fatto il suo lavoro, e per essa non c’è una ragione ulteriore. La falsità vola, e la verità la segue arrancando, cosicché quando gli uomini finiscono per essere disingannati è troppo tardi; lo scherzo è terminato, e il racconto ha avuto il suo effetto:
  • … per mezzo di costanti distorsioni dei fatti, non siamo mai stati capaci di distinguere i nostri nemici dai nostri amici.
  • … serve più arte per convincere il Popolo di una salutare verità, che per convincerlo di una salutare falsità.
  • … il diritto di coniazione delle menzogne politiche si trova interamente nel Governo.
  • nessun uomo diffonde una menzogna con così buona grazia quanto colui che vi crede.

Sanità allo sfascio?

Non si sopiscono le polemiche e lo sconcerto sulle dichiarazioni di Monti circa la necessità di reperire fonti di finanziamento. Che le forme siano nuove o diverse è questione esiziale. Sta di fatto che la Sanità “pesa” per il 7,1% del PIL ma contribuisce a produrlo per il 12%; in Europa la spesa pro capite italiana è tra le più basse anche se la popolazione è la più anziana, e quindi abbisognevole di assistenza. Va da sè che “davanti ai problemi come la salute, non ci sono nè povero, nè ricco. Perchè se arriviamo a un punto con due sanità, quella di chi ha di più e quella di chi ha di meno, siamo al disastro sociale, non solo economico” (Bersani). E non si può non condividere la reazione a caldo di Antonio Di Pietro “è gravissimo che il presidente del Consiglio paventi il rischio del crollo del Sistema Sanitario Nazionale. Il governo reperisca le risorse necessarie dalla lotta all’evasione e alla corruzione e la smetta di smantellare un caposaldo della nostra Carta Costituzionale che garantisce il diritto alla salute a tutti i cittadini. La sanità pubblica non si tocca! Gli italiani onesti e le fasce sociali più deboli hanno già pagato troppo. Questo governo sta lentamente smantellando lo stato sociale, azzerando diritti acquisiti con anni di battaglie portate avanti da cittadini e lavoratori”. Anche la Cgil controbatte: “Monti vuole affamare la Sanità per poi svenderla” attaccano Cecilia Taranto, segretaria nazionale Fp-Cgil e Massimo Cozza, segretario Fp-Cgil Medici. “Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sono gravi – continuano i due esponenti del sindacato- anche se non fanno altro che confermare quanto scritto nell’Agenda del suo Governo, fatto da noi denunciato per tempo e inutilmente smentito dal Ministro Balduzzi. Il Presidente del Consiglio non può permettersi certe preoccupazioni sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale dopo averlo ridotto all’osso. Se il Governo ha intenzione di privatizzare, come denunciamo da mesi, lo dica. Noi lo combatteremo”.

L’Italia non è un paese per vecchi

Colpisce molto il fatto che nessuna iniziativa italiana è stata premiata nell’ambito delle attività svolte per l’Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni. Il 13 novembre 2012 a Bruxelles erano presenti rappresentanti delle istituzioni europee, le parti interessate, i membri di organizzazioni locali, regionali e nazionali, così come docenti universitari e giornalisti a testimonianza degli oltre 1300 lavori pervenuti da tutta Europa. I temi promossi erano quelli dell’occupazione, della partecipazione sociale e della vita indipendente suddivisi in sei categorie. In nessuna di queste era presente l’Italia, che pure è la nazione con il più elevato indice di vecchiaia in Europa, seconda al mondo dietro al Giappone. Era prevedibile, considerate le poche attività svolte a livello nazionale e la diffusa e crescente insensibilità verso queste tematiche.

Visita di Caldoro al Ruggi

 

Il presidente della regione ha visitato l’Ospedale salernitano e, nell’affermarne la “strordinarietà” e la “eccellenza” ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni: c’è carenza di personale, occorre superare il blocco del turnover, va rivista l’intesa con l’Università per la facoltà di medicina. Soprattutto questo punto sta scatenando opinioni e giudizi contrastanti. Sta di fatto che i precedenti atti aziendali sono stati bocciati per cui la Regione ha adottato una diversa procedura: prima le linee guida complessive e dopo gli  atti aziendali. Il presidente ha dichiarato che “questa trasformazione è già in atto. Noi abbiamo avuto un blocco dovuto ad una osservazione del decreto sull’atto aziendale fatto dal ministero dell’Economia e dal ministero della Salute. Sono loro che ci devono mettere la tanto attesa firma senza la quale non abbiamo la possibilità di andare avanti. Stiamo lavorando per rispondere a tutte le prescrizioni che ci sono state avanzate. Per il resto stiamo lavorando, procederemo velocemente per la parte che riguarda l’aspetto formale dell’integrazione che si fa con un protocollo di intesa. Tenderei, quindi, a dividere i due momenti. Vorrei subito sottoscrivere il protocollo d’intesa e far partire l’azienda mista, quindi gli atti aziendali seguirli insieme ai ministeri per vedere come completare l’iter”. Interessante la posizione del Direttore Generale, Lenzi, che richiede regole certe ed ha, tralaltro dichiarato: “c’è stato un entusiasmo iniziale durante il quale per garantire la presenza dell’Università non sono state istaurate regole certe. Le regole certe devono essere impostate come si fa in altri posti, seguendo la legge, con pari dignità tra ospedalieri ed universitari. Ed è quello che stiamo facendo”.

Quale “decretone” ?


E il “decretone” diventò “de-cretino”. Annunciato in pompa magna, testa di ponte di una radicale e doverosa riforma della sanità pubblica è stato ampiamente rivisto, rimaneggiato, tagliato e focalizzato a pochi aspetti. Una generica spending review e poco altro. Anche la libera professioen intramoenia subisce l’enensima proroga che non fa bene a nessuno. Nè agli utenti, nè ai professionisti.