I partiti e la sanità

In questa anomala campagna elettorale si ha l’impressione che i partiti non vogliano esporsi troppo su argomenti delicati quali la sanità e le misure per gestirla. Tutti dichiarano di voler difendere il servizio sanitario nazionale ma, spulciando con fatica i siti dei vari schiarementi si vede come ci sono delle differenze non trascurabili.

Il PD esclude ulteriori tagli e propone la razionalizzazione del sistema, ivi comprese la trasparenza nelle nomine, degli acquisti e dei risultati raggiunti dagli ospedali e dai dirigenti. Inoltre raccomanda una accurata gestione del rischio clinico, stabilendo che la responsabilità civile per danni alla salute dei pazienti sia sempre a carico della struttura sanitaria pubblica o privata, e non di medici infermieri o tecnici.

Il PDL si preoccupa soprattutto dei costi standard che dovrebbero essere i più bassi possibile e su base nazionale, non regionale.

La lista Monti pone un’alternativa: mantenere lo status quo e accettare la crescita della spesa o “razionalizzare ed innovare” secondo i principi di appropriatezza delle cure, costo e efficacia, riduzione degli sprechi, gestione manageriale.

Il Movimento 5 stelle propone un Ssn universale e gratuito con ticket proporzionali al reddito per le prestazioni non essenziali,  promozione dei farmaci generici, separazione della carriera dei medici pubblici e privati (?) con incentivi per i primi.

Rivoluzione civile vuole rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale e promuovere un piano per la non-autosufficienza.

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