Mobilitazione dei medici

mobilitazioneStati generali

Oggi, a Roma, mobilitazione dei medici ed odontoiatri
Questi i temi che saranno dibattuti nel corso della manifestazione:
1 – Il ruolo del medico nell’evoluzione della sanità per la cura delle persone.
2 – riforma del Titolo V della Costituzione e le criticità della frammentazione in 21 sistemi regionali: “Una sanità a pezzi, meno diritti, più diseguaglianze”.
3 – Quale futuro per le giovani generazioni, una risorsa da tutelare: “Tra formazione e precariato”.
4 – Responsabilità professionale medica e odontoiatrica.
5 – L’appropriatezza clinica, patrimonio della professione

Un decreto in continua involuzione

 

Non ha pace il decreto Sanità. Sono tantissimi i rinvii e gli emendamenti. Andrà riscritto l’articolo sull’assistenza territoriale; la ricognizione delle strutture per l’intramoenia slitta in avanti, la fattura dovrà dettagliare le singole voci sì da poter sapere quanto andrà effettivamente in tasca al professionista, si potrà esercitare all’esterno anche se si producono prestazioni per meno di 12.000 euro l’anno; cambiano ancora le regole per le nomine e la copertura assicurativa sarà obbligatoria e a carico delle aziende. E’ un brodo primordiale che somiglia più a un magma lavico distruttore di antiche civiltà che non ad una indifferibile radicale riforma civile. Intanto, ieri, il decreto è passato alla Camera dei deputati, con 269 voti a favore, 65 voti contrari e 29 astensioni. Voto negativo da Lega e Idv, mentre nel Pdl alcuni parlamentari, come il deputato Domenico Di Virgilio, si sono sganciati dal voto favorevole del proprio partito dicendo «no». Astenuti i Radicali del Pd. Ora la legge va al Senato, dove si preannunciano ulteriori modifiche. Possibile, dunque, una terza lettura. Notevole il fatto che, per effetto di richieste della commissione Bilancio della Camera, il testo è stato modificato fino all’ultimo. In extremis sono saltate, ad esempio, la norma che derogava alla riforma Fornero sulle pensioni nel settore sanitario, il Fondo per curare le ludopatie, che doveva essere sostanziato con una parte delle entrate dei giochi, l’obbligo di introdurre strumentazioni tecniche (vedi lettori di tessera sanitaria) per scoraggiare l’accesso alle slot machines e simili da parte di minori. Quanto alle aranciate, il testo chiede ora un 20% di succo (al posto del 12%) per poter conservare la dicitura sull’etichetta. La norma resta, ma ci sarà più tempo, 9 mesi invece di 6, per adeguare le bevande e solo dopo la conclusione della procedura di notifica all’Unione europea. Sblocco del turn over nel settore sanitario ridotto dal 25% inserito inizialmente nel dl al 15%. Via anche l’aumento di 4 milioni di euro del fondo per l’acquisto di nuovi defibrillatori. Inopinate decisioni che mostrano ancora una volta, e non ce n’era bisogno, come la salute pubblica e gli operatori sanitari vengano stimati poco o nulla. Lavoro notturno, nei festivi, nelle aree di emergenze non valgono nulla; le ludopatie sono solo un “vizio” che porta beneficio allo stato biscazziere e guai a curarle, anzi incoraggiamo anche i giovani; il succo di frutto è meglio “omeopatico” e chissenefrega dell’Europa; invece di un nuovo assunto ogni 4 pensionati, meglio uno ogni 7, tanto se gli occupati “scoppiano” risparieremo le loro pensioni

Decreto Balduzzi (continua)

 

Proseguendo la disamina del “decretone” Sanità grande clamore ed enormi contrasti ha suscitato l’intento di voler “curare” manifestazioni quali il gioco patologico e il fumo di sigarette con misure coercitive. Non c’è bisogno di essere professori per ricordare quanti guasti ha prodotto e produce il proibizionismo. La vera sfida si combatte sul piani della prevenzione, dell’educazione sanitaria, sul proponimento di valori positivi ed alternativi a quelli dei suddetti “vizi”. Ma tutto questo i professori di economia non lo sanno o fanno finta di non sapere: la scelta saggia costa, è di lunga scadenza ed impegna in maniera vibrante le persone e la società; la sanzione fa cassa sull’immediato e soddisfa il bisogno, quanto meno immaturo, dei “primi della classe” che queste cose non le fanno.
Passando ai capi successivi si trovano norme su farmaci, loro produzione, prezzi, inserimento dei prodotti omeopatici e gestione delle farmacie, nonchè la riorganizzazione e soppressione di alcune funzioni ministeriali.

Decreto Balduzzi

 

Sono 27 gli articoli del decretone che sta caratterizzando il dibattito politico sanitario italiano in questi giorni. Suddivisi in quattro capi, al primo le “norme per la razionalizzazione dell’attività sanitaria e assistenziale“. Si vorrebbe potenziare il territorio, assicurare una medicina collettiva attiva ventiquattrore su ventiquattro con assegnazione obbligatoria dei medici convenzionati a forme organizzative monoprofessionali, denominate “Aggregazioni funzionali territoriali“, e multiprofessionali definite “Unità complesse di cure primarie” che dovrebbero erogare prestazioni assistenziali continuative. Non si capisce bene chi e se pagherà e cosa: quali spazi, con quali caratteristiche e quali obblighi da parte dei partecipanti? L’ispirazione di base è legittima in massimo grado: basta ricorso eccessivo e improprio all’ospedale e potenziamento della medicina preventiva e dell’assistenza ai cronici. Il timore è che le solite resistenze, il corporativismo ed una buona dose di approssimazione nell’elaborazione del decreto finiranno per lasciare le cose come stanno.

Patto per la salute

In dirittura d’arrivo il Patto per la Salute 2013-2015. Oltre ai provvedimenti relativi al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale sono state annunciate alcune importanti novità: riorganizzazione della sanità territoriale, con un’apertura degli studi dei medici di medicina generale in associazione per dodici ore al giorno, la rimodulazione in base al reddito dei ticket e una nuova tassa sul cibo spazzatura. Anche i sindacati medici verranno ascoltati. Oggi su cure primarie e precariato. Lunedì 16 sulla questione della responsabilità professionale.

Intersindacale medica

L’intersindacale medica protesta contro le difficoltà del settore, appellandosi al Governo e alle Regioni, In riunione congiunta hanno chiesto risposte alle “legittime e reiterate richieste” e minacciato “lo stato di agitazione” contro le condizioni di lavoro “sempre più gravose e rischiose”.
Non poco allarme ha provocato l’esclusione dei rappresentanti di categoria dal tavolo Stato-Regione che proprio in questi giorni sta lavorando al nuovo Patto per la Salute. Il timore espresso è che il Patto per la Salute diventi un “puro regolamento di conti”. Non ci sono più dubbi, è evidente a tutti, che “il peggioramento delle condizioni di lavoro, sempre più gravose e rischiose, la ricorrente invadenza legislativa che rischia di limitare la autonomia professionale, l’attacco alle casse previdenziali, l’assenza di volontà di separare politica e carriere professionali” sta minando le fondamenta del Sistema Sanitario.
Il Sindacato, in toto, è “preoccupato per la fase recessiva del Paese e della Sanità, oggetto di un definanziamento che ne mina la sostenibilità in tutte le Regioni” e che aumenta “l’insoddisfazione e il malessere” di medici.
Diventa pertanto urgente un nuovo Patto sociale con i professionisti. Solo così il nuovo patto per la Salute non sarà un freddo ‘“regolamento di conti’, fatto di manovre economiche che taglieranno sempre più i servizi, colpendo i cittadini meno abbienti, senza garantire equità e universalismo”.
Altri provvedimenti urgenti devono portare a miglioramento delle condizioni di lavoro, intervenendo sul blocco del turnover, sul rispetto dell’orario di lavoro e dei periodi di riposo, sull’obbligo di sostituzione delle assenze per gravidanza, sulla tutela dei lavoratori sottoposti a lavoro usurante. Anche i contratti atipici vanno ridimensionati e vanno stabilizzati i precari, Infine le aziende devono applicare la contrattazione decentrata e garantire il diritto alla libera professione, come all’Accordo Stato-Regioni del 2010.
Indispensabile, inoltre, “un atto legislativo che, a partire dalla definizione dell’atto medico, intervenga in tema di responsabilità professionale di fronte al crescere del contenzioso, alimentato da comportamenti opportunistici, da carenze organizzative e strutturali, da incaute norme legislative”.

La professione medica in epoca Facebook

Sono sempre di più i medici che “stringono amicizia” su Facebook con i propri pazienti. La cosa pone non pochi problemi soprattutto per quanto riguarda la privacy e la responsabilità professionale. Le questioni attinenti la salute del singolo non andrebbero affrontate in un luogo “pubblico” quale la bacheca del social network. Al tempo stesso qualsiasi consiglio o suggerimento venga dato online salta la regolare sequenza visita diagnosi prescrizione terapeutica privilegiando quest’ultima al discapito delle fasi precedenti.