Rapporto OASI 2016 – Ingegneria istituzionale e sistema sanitario

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OASI 2016 – lo stato dell’arte

E’ stato presentato nei giorni scorsi alla Bocconi, il rapporto Oasi 2016 (Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano). Condotto dai ricercatori SDA e Cergas Bocconi il rapporto (link) analizza i trend evolutivi del nostro Sistema Sanitario Nazionale con particolare riguardo ai finanziamenti disponibili, al rapporto tra pubblico e privato e. più in generale, ai bisogni sanitari.

App mediche e tutela della salute

In un editoriale pubblicato su The New England Journal of Medicine (link) si afferma che le applicazioni mediche permettono di migliorare la salute, riducendo gli errori medici, evitando interventi costosi e ampliando l’accesso alle cure. Ma per raggiungere il loro potenziale questi prodotti devono essere sicuri ed efficaci. In effetti, un gran numero di applicazioni per la salute, come quelle che aiutano a monitorare l’allenamento o le calorie assunte nei pasti, probabilmente non rappresentano un relativo rischio per i consumatori. Ma in apps più ambiziose, come un app per gestire le dosi di insulina per i pazienti diabetici, degli errori, bug o la disinformazione potrebbero influenzare simultaneamente migliaia di pazienti e prove emergenti rivelano che molti prodotti non funzionano come dichiarato o commettono errori. A tal fine nel settembre 2013 la FDA ha espresso la propria posizione su quale sia la tipologia di prodotti e tecnologie che attengono la sua giurisdizione. Attualmente, l’agenzia prevede, per alcune applicazioni, un processo di revisione pre-mercato, il che significa che lo sviluppatore dell’app presenta una serie di informazioni all’agenzia per ottenere il beneplacito della FDA. L’agenzia inoltre può intraprendere azioni ostative mediante l’emissione di una nota di biasimo pubblico ad una società se i suoi prodotti violano le norme e i regolamenti della FDA. Finora, la FDA ha autorizzato circa 100 app mediche negli ultimi dieci anni, 40 negli ultimi due anni. Queste applicazioni sono forme mobili di dispositivi medici tradizionali, o sono accessori per un dispositivo medico regolamentato. Nonostante ciò la giurisdizione della FDA è limitata e la linea di demarcazione tra ciò che costituisce una applicazione medica e una che si limita alla salute e al fitness potrebbe essere sfocata, il che è frustrante per gli sviluppatori. In Italia a tutt’oggi non esiste una regolamentazione e da più parti si esprime la preoccupazione che una regolamentazione troppo rigida possa impedire la spinta innovativa del settore. La situazione è dinamica e vede la presenza di tante app mediche, moltissime che fanno poco o nulla, ma molte che sono effettivamente utili. In pratica, le persone che desiderano utilizzare un app per la loro condizione di salute dovrebbero assicurarsi che l’applicazione è stimabile, è stato aggiornata e non ha bug.

LEA 2012 – critica la Campania

LEA 2012

LEA 2012

Pubblicati sul sito del Ministero della Salute (link) i dati relativi ai LEA 2012. Aumenta il numero delle regioni che rispettano i parametri, da 10 a 15 rispetto all’anno precedente mentre resta fanalino di coda la Campania. Il monitoraggio viene realizzato attraverso l’utilizzo di  31 indicatori (Griglia LEA) che valutano l’attività di assistenza negli ambienti di vita e di lavoro, l’assistenza territoriale e l’assistenza ospedaliera erogate dalle Regioni in modo da poter individuare le singole aree di criticità oltre ai punti di forza. Nel 2012 nel “sistema Italia”, pur crescendo l’appropriatezza delle prestazioni, vengono cnfermate importanti differenze nezionali. Aumentano i posti in hospice per gli ammalati di tumori ma restano evvessive le criticità per l’assistenza ad anziani e disabili. Altre differenze nei LEA 2012 riguardano il trend dei ricoveri ospedalieri, in riduzione, e l’appropriatezza dell’assistenza ospedaliera, l’adesione ai programmi di screening e gli indicatori dell’area dell’assistenza territoriale erogata agli anziani e ai disabili.  Anche i parti cesarei primari sono elevati e la percentuale di pazienti con frattura del femore operati entro 2 giorni non raggiunge ancora livelli soddisfacenti pur osservando in alcune Regioni un netto miglioramento. Le criticità della regione Campania riguardano, in particolare,la vaccinazione antinfluenzale per gli anziani e gli screening, l’assistenza residenziale per anziani e disabili, l’assistenza per malati terminali ed all’appropriatezza dell’assistenza ospedaliera. “Quanto descritto sottolinea la necessità di monitorare il mantenimento dell’erogazione dei LEA per tutte le Regioni italiane e andando oltre la valutazione della adempienza complessiva ovvero analizzando, attraverso gli indicatori della Griglia LEA, le singole aree che la compongono. L’aggiornamento annuale del set di indicatori rende flessibile la Griglia, capace di adattarsi ai nuovi indirizzi politici-programmatori ed in grado di intercettare gli aspetti che via via si individuano come più rilevanti per quanto concerne l’erogazione dei Lea.La pubblicazione annuale della monografia rappresenta un importante strumento di supporto e di ausilio nelle attività di promozione e tutela della salute e nella valutazione degli interventi attuati in ambito sanitario a disposizione delle istituzioni politiche e programmatorie sia a livello nazionale che regionale e locale”.

 

Stati generali della salute: Roma 8 e 9 Aprile

stati generali salute

Organizzati dal Ministero della Salute gli Stati Generali della Salute

Oggi e domani a Roma presso il Parco Auditorium della Musica la manifestazione organizzata dal Ministero della Salute (link) mirato ad approfondire le tematiche emergenti in sanità attraverso l’incontro e il confronto dei vari protagonisti. Sul tavolo argomenti di rilievo quali l’organizzazione sanitaria, i diritti dei malati, la prevenzione, la ricerca e la sicurezza agroalimentare. Obiettivo dichiarato degli Stati Generali della Salute la condivisione, anche nel contesto dell’imminente presidenza italiana del consiglio europeo di politiche e strategie sanitarie, approfondendo la best practice, confrontandosi su eventuali problematiche e sulle possibili soluzioni.
Questi gli argomenti affrontati.

  • La salute in Italia: un investimento per il futuro.
  • Reinvestire in salute: dai costi standard alla qualità dei servizi.
  • La sanità dei prossimi anni: modelli di sostenibilità del sistema e trasparenza dei dati. Il paziente al centro.
  • “Curami tra vent’anni”: investire nelle professioni in una sanità che cambia.
  • La ricerca: una nuova strategia per il Paese.
  • La Salute in Europa: un confronto con le istituzioni comunitarie ed il ruolo dell’Italia.
  • Il sostegno all’innovazione terapeutica nell’Unione Europea.
  • Idee per il Patto: il contributo dei produttori di salute.
  • Il valore della Prevenzione.
  • Guadagnare salute con gli stili di vita: alimentazione e wellness.
  • Medicina di genere: “curare una donna è curare una famiglia”.
  • Il valore della diagnosi precoce.
  • Migrazione e accoglienza: le sfide in un’Europa in cambiamento.
  • Il futuro secondo industria ed investitori.
  • Un approccio globale per il morbo di Alzheimer.
  • Sfide e opportunità con l’evolversi di paradigma e modelli di business

Patto sociale: lettera aperta alle istituzioni

Patto sociale

Un patto sociale per un equo sistema socio sanitario

Sono undici i firmatari della lettera indirizzata a Lorenzin, Errani e Fassino in cui si auspica una rapida conclusione del Patto per la Salute per il rilancio del Ssn. Gli esponenti del mondo civile e del volontariato chiedono l’apertura di un cantiere sociale per la riorganizzazione del sistema socio sanitario. 

Ecco il testo: In questi giorni Governo e Conferenza delle Regioni hanno ripreso il confronto sul nuovo Patto per la Salute. È un segnale positivo, perché bisogna mettere subito in sicurezza il Servizio Sanitario Nazionale, duramente provato da anni di tagli lineari, tagli che hanno compromesso il diritto dei cittadini alla tutela della salute e a cure di qualità, soprattutto in alcune Regioni.
Per questo la prima decisione concreta del Patto sia quella di decidere il riparto del finanziamento di quest’anno: 109,902 miliardi, comprensivi dei 2 miliardi per evitare i nuovi ticket. Da questo livello si dovranno calcolare gli aumenti, certi, degli anni successivi.
La certezza sul finanziamento serve anche per evitare un uso sbagliato, irresponsabile e insostenibile della spending review, da parte di chi vorrebbe fare ancora cassa con i soldi destinati ai diritti delle persone, quando invece bisogna colpire sprechi, in appropriatezza, inefficienza – e lottare contro la corruzione e per una sanità trasparente – anche per ottenere risparmi e liberare risorse, che devono restare nel Servizio Sanitario Nazionale.
Ecco perché il Patto per la Salute va “chiuso” subito, assicurando un finanziamento adeguato.
Ma non basta. Chiediamo al Governo e alle Regioni di “aprire un cantiere sociale” per la riorganizzazione del sistema socio sanitario, grazie alla quale sia possibile garantire il diritto alla Salute, nella sua definizione autentica, sancita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: «Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia o infermità, […] la cui realizzazione richiede il contributo di molti altri settori economici e sociali in aggiunta a quello sanitario».
Pensiamo a un cantiere di partecipazione democratica, che coinvolga il sindacato confederale e le grandi associazioni impegnate nella tutela dei diritti sociali nel nostro Paese, per restituire voce e potere ai cittadini e alle loro rappresentanze. Un cantiere sociale che affronti i bisogni imposti dalla situazione epidemiologica e demografica, come le patologie croniche e le non autosufficienze che spesso le accompagnano, mentre crescono bisogni ad alta valenza sociale, come nel campo delle dipendenze e della salute mentale, dove è richiesto un intervento non solo medico, ma anche, e soprattutto, di inclusione sociale e lavorativa.
Bisogna dunque fissare una credibile agenda di priorità:
prevenzione e promozione della salute, in tutte le età della vita. Agendo sui “determinanti” che fanno salute (o malattia) e che influenzano gli stili di vita: reddito, istruzione, lavoro, ambiente…;
vera integrazione fra assistenza sociale e sanitaria, che deve diventare il cuore della revisione dei LEA sanitari, e per definire i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali;
potenziare i servizi nel territorio (con la riconversione e la riqualificazione della rete ospedaliera e dei ricoveri): assistenza distrettuale, domiciliare, cure primarie, case della salute, servizi di comunità e di iniziativa;
universalità nell’accesso ai servizi, anche superando un sistema iniquo di compartecipazione, che esclude dalle cure milioni di persone. Perché il diritto alla salute e alle cure non è garantito dal mercato.
Queste priorità sono un’emergenza da affrontare nelle Regioni soffocate dai Piani di Rientro, che devono così cambiare logica, ma sono necessarie in tutte le Regioni, anche in quelle fino ad oggi cosiddette “virtuose”, sapendo che una vera riorganizzazione è possibile solo valorizzando e riconoscendo il lavoro nei servizi alla persona, superando le precarietà e i dumping tra settori e professioni.
Vogliamo fare uscire l’Italia dalla grave crisi in cui si trova ormai da troppo tempo e contribuire al risanamento e alla rinascita del nostro Paese, facendo diventare la spesa per il welfare un grande investimento, che assicura diritti di cittadinanza, crea buona occupazione, alimenta lo sviluppo. Per farlo serve un grande impegno collettivo.
Ecco perché la discussione sul Patto per la Salute deve uscire dalla tradizionale “cerchia degli addetti ai lavori”. E aprirsi alla partecipazione democratica.

TripAdvisor della salute: pubblicate le prime strutture

Tripadvisor della Salute.
Ispirandosi al servizo Tripadvisor il Ministero della Salute ha pubblicato online il sito Dovesalute.gov.it. Inserendo specialità o località o nome dell’ospedale si possono raccogliere informazioni sui servizi e le attività svolte dalle strutture ospedaliere in Italia. Per adesso sono state inserite le strutture ospedaliere riconosciute come Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, a seguire sarà possibile ottenere informazioni su gli altri tipi di strutture sanitarie. Lascia perplessi la possibilità di votare le strutture in stile Tripadvisor. In un periodo dove la conflittualità ha raggiunto picchi inconcepibili la possibilità di introdurre nuovi elementi di contestazione, sebbene al passo con i tempi, ingenera timori non del tutto ingiustificati.

La Governance Globale per la Salute

Pubblicata su Lancet (link) un’inchiesta realizzata in collaborazione con l’Università di Oslo dalla quale si evince che il potere politico non riesce a proteggere la salute pubblica. Nonostante i grandi guadagni in salute nel corso degli ultimi decenni, la distribuzione dei rischi per la salute a livello mondiale rimane estremamente irregolare e inaccettabile. Anche se il settore sanitario ha un ruolo fondamentale per affrontare le disuguaglianze sanitarie, i suoi sforzi spesso entrano in conflitto con potenti attori globali interessati nel perseguimento di altri interessi come la tutela della sicurezza nazionale, la salvaguardia della sovranità o obiettivi economici. La Commissione sulla governance globale per la salute esamina le disparità e la dinamica in una vasta gamma di settori che riguardano la salute e che richiedono una migliore governance globale. Questi includono le crisi economiche e le misure di austerità, la conoscenza e la proprietà intellettuale, i trattati sugli investimenti esteri, la sicurezza alimentare, l’attività d’impresa transnazionale, l’immigrazione irregolare e i conflitti violenti.

Despite large gains in health over the past few decades, the distribution of health risks worldwide remains extremely and unacceptably uneven. Although the health sector has a crucial role in addressing health inequalities, its efforts often come into conflict with powerful global actors in pursuit of other interests such as protection of national security, safeguarding of sovereignty, or economic goals. The Commission on Global Governance for Health examines power disparities and dynamics across a range of policy areas that affect health and that require improved global governance. These include economic crises and austerity measures, knowledge and intellectual property, foreign investment treaties, food security, transnational corporate activity, irregular migration, and violent conflict.

La telemedicina su smartphone e tablet

Tra le molteplici applicazioni disponibili per smartphone e tablet un posto di rilievo viene occupato da quelle dedicate alla salute, tant’è che nell’uso comune è entrato il termine M-health. Non si tratta di un fenomeno passeggero, occasionale o limitato bensì di qualcosa in crescita costante che vede l’investimento economico di risorse importanti da parte di società, sia pubbliche che private. All’argomento è stato dedicato un articolo sull’ultimo numero de l’Economist (link) dal suggestivo titolo Health and appiness (intraducibile in italiano ma dal significato inequivocabile). L’aspetto che viene enfatizzato è quello relativo alla riduzione dei costi a fronte di un miglioramento della salute dei pazienti. Un paziente meglio seguito con dispositivi ed app dedicati ridurrà anche i costi di gestione, farmacologici e non. Basti pensare che un paziente iperteso potrebbe risparmiare, se qdeguatamente seguito con i dispositivi suddetti, circa 4.000 dollari l’anno. Certo ci sono resistenze di vario tipo, non ultimo il rischio per le aziende farmaceutiche di ridurre i loro profitti ma la strada sembra essere segnata soprattutto per quanto riguarda le pressioni provenienti dai grandi gruppi assicurativi. In buona sostanza sono due i maggiori settori applicativi: il fitness, con la presenza di grossi gruppi quali Nike e similari che da anni stanno integrando i loro prodotti con varie tipologie di app e specifiche patologie con applicazioni dedicate (nella foto la lente oculare che Google sta sviluppando per il monitoraggio continuo della glicemia. Non mancano comunque problemi. Le applicazioni disponibili sono oltre 43 mila su Apple Store e 33 mila su Google Play, ma solo cinque raggiungono il 15% di tutti i download. Dietro l’angolo il rischio della cosiddetta iPocondria, rivisitazione tecnologica dell’eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute. La normativa sullla tecnologia in relazione ad aspetti etici e legali non è ben definita in pressochè nessuna realtà geografica.

Social Network e Medicina

Facebook, Youtube, Twitter e altri Social Network sempre più permeano, spesso invadono, la nostra vita. La crescita è esponenziale e si calcola che in Italia circa il 60% dei connessi ad Internet usa intensivamente uno o più dei siti sociali. Inevitabile il coinvolgimento di aspetti relativi alla salute, alle malattie e alla loro cura o prevenzione. Insieme ad app dedicate i Social Network possono aiutare nella lotta al fumo, alla droga, al peso, favorire le donazioni e la riduzione dello stigma di alcune patologie croniche nonchè favorire la creazione di reti (community) di persone con le stesse problematiche. Altri svilppi sono possibili; tra questi una rete di auto-mutuo sostegno, di farmacovigilanza, di segnalazione di problematiche varie. Forum, mailing list, blog sono di sicuro impatto e in molti sapranno trovare un aiuto alle loro esigenze. Al tempo stesso diventa sempre più pressante l’esigenza di regolamentare la materia: un’autorità di certificazione e di controllo diventa importante soprattutto per evitare equivoci, errori e speculazioni su una risorsa insostituibile quale la propria salute.

La salute in tempo di crisi

Pubblicato dall’ISTAT (link) il rapporto sulle condizioni di salute della popolazione e sulla risposta dell’assistenza sanitaria ai bisogni di salute. L’indagine, condotta dall’Istat con il sostegno del Ministero della Salute e delle Regioni, dal titolo “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” fornisce un quadro allarmante. Nel periodo preso in esame (Settembre-dicembre 2012) sono stati analizzati i comportamenti relativi alla salute e all’utilizzo dei servizi sanitari tenendo conto delle caratteristiche demografiche e socio-economiche dei cittadini. Dalle informazioni raccolte sono stati costruiti indicatori su condizioni di salute e qualità della vita, presenza di disabilità, stili di vita, prevenzione,ricorso ai servizi sanitari e livello di soddisfazione, rinuncia a prestazioni sanitarie, uso dei farmaci. Ne scaturisce la possibilità di individuare quale sia la popolazione a rischio; studiare le disuguaglianze nella salute e nell’accesso ai servizi; conoscere i profili degli utilizzatori dei servizi sanitari e le modalità di fruizione. Integrando con tali informazioni le fonti di dati amministrativi è possibile arricchire la base informativa necessaria per la pianificazione socio-sanitaria e la promozione della salute pubblica, sia a livello nazionale che a livello locale. Tra i dati emergenti:

  • stanno bene i due terzi della popolazione, male il 7,7%;
  • gli anziani, soprattutto se del Sud stanno peggio, anche sotto il profilo psicologico;
  • aumenta il consumo sanitario ma con riduzione della spesa odontoiatrica e dietologica;
  • il livello di soddisfazione per il servizio sanitario pubblico è sufficiente (in una scala da 1 a 10), maggiore al Nord, inferiore al Sud;
  • tra le donne prevale la multicronicità, tra gli uomini le malattie croniche gravi;
  • c’è una lieve riduzione del ricorso al ricovero ospedaliero;
  • il 10% della popolazione ha rinuciato ad una qualche prestazione sanitaria

Quest’ultimo rappresenta il dato più allarmante. Sei milioni di persone  rinuciano a cure pure importanti, di questi la metà per motivi economici, seguono i problemi di offerta (liste di attesa troppo lunghe o orari scomodi per l’appuntamento o difficoltà a raggiungere la struttura) gli impegni di lavoro o familiari e altro. A rinunciare sono più spesso le donne (i due terzo)specie se vivono al Sud e sono nella fascia 45-64 anni. Anche la disoccupazione gioca il suo ruolo, oltre il 20% dei rinuciatari si trova in tale condizione. Per quanto riguarda il territorio, al Sud si rinuncia per motivi economici, al Centro per problemi legati all’offerta.