Rapporto OASI 2016 – Ingegneria istituzionale e sistema sanitario

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OASI 2016 – lo stato dell’arte

E’ stato presentato nei giorni scorsi alla Bocconi, il rapporto Oasi 2016 (Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano). Condotto dai ricercatori SDA e Cergas Bocconi il rapporto (link) analizza i trend evolutivi del nostro Sistema Sanitario Nazionale con particolare riguardo ai finanziamenti disponibili, al rapporto tra pubblico e privato e. più in generale, ai bisogni sanitari.

Patto sociale: lettera aperta alle istituzioni

Patto sociale

Un patto sociale per un equo sistema socio sanitario

Sono undici i firmatari della lettera indirizzata a Lorenzin, Errani e Fassino in cui si auspica una rapida conclusione del Patto per la Salute per il rilancio del Ssn. Gli esponenti del mondo civile e del volontariato chiedono l’apertura di un cantiere sociale per la riorganizzazione del sistema socio sanitario. 

Ecco il testo: In questi giorni Governo e Conferenza delle Regioni hanno ripreso il confronto sul nuovo Patto per la Salute. È un segnale positivo, perché bisogna mettere subito in sicurezza il Servizio Sanitario Nazionale, duramente provato da anni di tagli lineari, tagli che hanno compromesso il diritto dei cittadini alla tutela della salute e a cure di qualità, soprattutto in alcune Regioni.
Per questo la prima decisione concreta del Patto sia quella di decidere il riparto del finanziamento di quest’anno: 109,902 miliardi, comprensivi dei 2 miliardi per evitare i nuovi ticket. Da questo livello si dovranno calcolare gli aumenti, certi, degli anni successivi.
La certezza sul finanziamento serve anche per evitare un uso sbagliato, irresponsabile e insostenibile della spending review, da parte di chi vorrebbe fare ancora cassa con i soldi destinati ai diritti delle persone, quando invece bisogna colpire sprechi, in appropriatezza, inefficienza – e lottare contro la corruzione e per una sanità trasparente – anche per ottenere risparmi e liberare risorse, che devono restare nel Servizio Sanitario Nazionale.
Ecco perché il Patto per la Salute va “chiuso” subito, assicurando un finanziamento adeguato.
Ma non basta. Chiediamo al Governo e alle Regioni di “aprire un cantiere sociale” per la riorganizzazione del sistema socio sanitario, grazie alla quale sia possibile garantire il diritto alla Salute, nella sua definizione autentica, sancita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: «Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia o infermità, […] la cui realizzazione richiede il contributo di molti altri settori economici e sociali in aggiunta a quello sanitario».
Pensiamo a un cantiere di partecipazione democratica, che coinvolga il sindacato confederale e le grandi associazioni impegnate nella tutela dei diritti sociali nel nostro Paese, per restituire voce e potere ai cittadini e alle loro rappresentanze. Un cantiere sociale che affronti i bisogni imposti dalla situazione epidemiologica e demografica, come le patologie croniche e le non autosufficienze che spesso le accompagnano, mentre crescono bisogni ad alta valenza sociale, come nel campo delle dipendenze e della salute mentale, dove è richiesto un intervento non solo medico, ma anche, e soprattutto, di inclusione sociale e lavorativa.
Bisogna dunque fissare una credibile agenda di priorità:
prevenzione e promozione della salute, in tutte le età della vita. Agendo sui “determinanti” che fanno salute (o malattia) e che influenzano gli stili di vita: reddito, istruzione, lavoro, ambiente…;
vera integrazione fra assistenza sociale e sanitaria, che deve diventare il cuore della revisione dei LEA sanitari, e per definire i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali;
potenziare i servizi nel territorio (con la riconversione e la riqualificazione della rete ospedaliera e dei ricoveri): assistenza distrettuale, domiciliare, cure primarie, case della salute, servizi di comunità e di iniziativa;
universalità nell’accesso ai servizi, anche superando un sistema iniquo di compartecipazione, che esclude dalle cure milioni di persone. Perché il diritto alla salute e alle cure non è garantito dal mercato.
Queste priorità sono un’emergenza da affrontare nelle Regioni soffocate dai Piani di Rientro, che devono così cambiare logica, ma sono necessarie in tutte le Regioni, anche in quelle fino ad oggi cosiddette “virtuose”, sapendo che una vera riorganizzazione è possibile solo valorizzando e riconoscendo il lavoro nei servizi alla persona, superando le precarietà e i dumping tra settori e professioni.
Vogliamo fare uscire l’Italia dalla grave crisi in cui si trova ormai da troppo tempo e contribuire al risanamento e alla rinascita del nostro Paese, facendo diventare la spesa per il welfare un grande investimento, che assicura diritti di cittadinanza, crea buona occupazione, alimenta lo sviluppo. Per farlo serve un grande impegno collettivo.
Ecco perché la discussione sul Patto per la Salute deve uscire dalla tradizionale “cerchia degli addetti ai lavori”. E aprirsi alla partecipazione democratica.

Gli anziani bocciano il Servizio Sanitario Nazionale

Il 78% dei cittadini italiani è convinto che negli ultimi due anni l’erogazione dei servizi socio sanitari sia peggiorata e tra le cause di tale peggioramento, nel 62% dei casi, vi e’ la diminuzione delle risorse economiche. E’ quanto emerge da un’indagine commissionata da FederAnziani all’Istituto Piepoli e i cui risultati sono stati discussi durante il  I Congresso della Corte di Giustizia Popolare per il Diritto alla Salute, organismo nazionale della Federazione preposto alla tutela del diritto alla salute dei cittadini. Tre cittadini su quattro bocciano il Servizio sanitario nazionale. Solo il 14% dei pazienti intervistati ritiene migliorata l’erogazione dei servizi socio sanitari.

Queste le cause percepite dagli anziani:

  • diminuzione delle risorse economiche (62%);
  • normative e decreti (21%)
  • carenze e obsolescenze delle attrezzature sanitarie (16%);
  • ruolo di consigli-ordini non scritti impartiti ai superiori dei medici (9%)
  • usi e consuetudini (7%).

Lo studio rivela inoltre che solo il 37% dei cittadini intervistati ritiene “molto” o “abbastanza” tutelato il proprio diritto personale alla salute, mentre il 61% lo ritiene tutelato “poco” o “per nulla”. Di diverso parere i medici, secondo cui, nel 66% dei casi i pazienti sono “molto” o “abbastanza tutelati” camice bianco su tre ritiene, invece, che i pazienti siano poco tutelati sul diritto alla salute. In materia di farmaci e per quanto riguarda il decreto sulla spending review, che impone ai medici di prescrivere il principio attivo, due terzi dei camici bianchi e due terzi dei cittadini si sono espressi contro il lasciar decidere al farmacista la scelta del farmaco da far assumere al paziente, con il 48% dei professionisti che si sono detti “per nulla d’accordo” con la norma.

Osservasalute 2012: di male in peggio

E’ stato presentato l’annuale Rapporto dell’Osservatorio salute. I risultati sono preoccupanti; aumenta il rischio di ammalarsi, si riducono gli interventi, soprattutto di prevenzione, di salute pubblica, si mangia malissimo e si assumono troppi farmaci. L’attività fisica diventa sempre più un’opzione, l’alimentazione è fatta di troppi cibi spazzatura, con frutta e verdura relegati ad un ruolo marginale, soprattutto per il loro costo. La causa principale viene identificata nella crisi economica. Meno soldi ci sono e meno si finanzia il Servizio Sanitario Nazionale. Buona parte dei soldi vanno ai privati che, in Lombardia, spesso fanno la parte del leone fornendo una qualità dei servizi non sempre superiori a quelli pubblici. Troppe prestazioni sono superflue e costose. Di rilievo il dato relativo al consumo degli antidepressivi. Lo stress psicologico e fisico per affrontare il quotidiano è in costante progressivo aumento e, di conseguenza, aumenta il disagio psicologico con ricorso al farmaco come tampone della sofferenza. Se nel 2000 ogni 1000 abitanti si consumavano 8,18 dosi al giorno di antidepressivo, nel 2010 le dosi sono diventati ben 35,72 al giorno. Anche i suicidi, che tanto stanno affollando la cronaca quotidiana, aumentano.
Una nazione civile quale noi siamo e, tutto sommata, ancora sana deve saper guardare al futuro e non farsi condizionare dalla finanza. Gli interventi sanitari devono essere sì economici ma anche equi, etici, efficienti ed efficaci. L’attuale politica sanitaria sembra andare in direzione opposta a questi principi. I tagli effettuati non hanno ottenuto gli effetti sperati e, soprattutto, non hanno ridotto gli sprechi. Piuttosto è aumentata la spesa diretta individuale. In altri termini c’è bisogno di salute che viene soddisfatta ricorrendo sempre più con le risorse del singolo che spesso deve stornarle da quelle per la sopravvivenza quotidiana altrimenti ammala. La prospettiva è nera: sempre più poveri ed ammalati.

H24

Claudio Cricelli, segretario della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) sostiene che i medici di medicina generale sono pronti e disponibili a fornire assistenza sul territorio ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Allo scopo ha inviato un “Memorandum per il Servizio Sanitario Nazionale” al Ministero della Salute e alle associazioni di settore. Il tutto dovrebbe articolarsi sulle aggregazioni professionali (medici, operatori e servizi). Cricelli ha affermato che “è necessario passare da un sistema a bassa intensità e complessità ad uno a media intensità e complessità delle cure e dell’assistenza”. Bella sfida, sempre che riesca a mantenere la promessa di “realizzare un modello moderno, efficiente ed efficace della medicina generale che evolva sviluppando le cure Primarie e del Territorio in armonica collaborazione tra i processi di cura e di assistenza” e di saper condurre “l’analisi epidemiologica delle condizioni cliniche, la presa in carico delle persone, la integrazione tra processi clinici ed assistenziali” Per non parlare del governo del processo che, secondo il segretario, “deve essere totalmente governato da un sistema di controllo di gestione e di Management Sanitario che verifichi l’efficienza allocativa e produttiva e l’equità delle prestazioni”. Per intanto, almeno dalle nostre parti, legioni di pazienti continuano ad affollare i pronto soccorso degli ospedali e a ricorrere a prestazioni sanitarie a proprie spese in attesa dell’altisonante Primary Care Governance System, sistema di governo delle cure primarie ovvero un’altra infrastruttura che ancora non appare chiara nella definizione del ruolo, delle competenze e soprattutto dei costi, non si sa se aggiuntivi a quelli già sostenuti o sostitutivi di quali non è dato bene di capire. Appare pertanto molto improbabile l’impegno a voler lavorare sull’arco dell’intera giornata, per tutto l’anno.

Pubblicati i dati dei controlli NAS in Sanità

I numeri sono questi: 1.844 persone segnalate (1.842 nel penale); 66 arresti; 1.918 sanzioni penali; 2 sanzioni amministrative; 107 sequestri dal valore totale, riferito ai sequestri preventivi su beni mobili e immobili, di oltre 1,2 miliardi di euro. Tantissimi i reati: ricette false, rimborsi gonfiati, false fatture. Ogni giorno queste truffe  colpiscono il Servizio sanitario nazionale. Questo emerge dall’analisi sulle truffe al Ssn elaborata dal Nas dei Carabinieri nel periodo  dal primo gennaio 2010 al 30 novembre 2011. Tra gli indagati ed arrestati non mancano medici, infermieri, farmacisti, veterinari, tecnici, amministrativi e altri operatori della sanità pubblica. E non solo loro. Spesso vengono colti con le mani nel sacco anche soggetti del tutto estranei al Ssn.

Lavori in corso: Sanità, riforme o manutenzione?

Nel suo intervento al Forum Sanit, tenutosi a Roma nei giorni scorsi, il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha dichiarato che il nostro Servizio Sanitario ha bisogno di manutenzione e non di riforme. Tra l’altro ha dichiarato: ”in tre anni non avete mai sentito parlare di grande riforma della sanità. Chi ha parlato di riforme poi difficilmente e’ riuscito a realizzarle, noi abbiamo fatto manutenzione”. Sempre secondo il ministro i punti cruciali sono la continuità assistenziale e la sanità integrata senza le quali sarebbe inutile parlare di cambiare i LEA (Livelli essenziali di assistenza LEA). Infine ha proposto un intervento teso a modificare anche i Pronto Soccorso. Ai codici, bianchi, verdi o rossi va affiancata una diversificazione dei team medici ad essi dedicati con coinvolgimento dei medici di medicina generale. E’ da anni che lo penso e lo dichiaro: in una città come Salerno ci sono circa 120 medici di medicina generale. Basterebbe impegnarne tre dalle 8 alle 14 e tre dalle 14 alle 20 nei giorni feriali per alleggerire il carico degli accessi impropri. L’impegno per i medici sarebbe minimo (una volta al mese) ma i risultati notevoi: sotto il profilo dell’efficacia e dell’efficienza delle prestazioni, sotto il profilo di una proficua continuità assistenziale e non ultimo porterebbe vantaggi agli stessi medici che avrebbero un occasione unica per confrontarsi con altri colleghi e con problematiche altrimenti appannate dall’eccessiva burocratizzazione del loro compito.

Osservasalute 2010 (terza parte)

L’esame dei dati economici e sociali del Rapporto Osservasalute 2010 conferma come, anche nel 2009, il Servizio Sanitario Nazionale sia complessivamente in disavanzo (54 € pro capite) sebbene il trend sia in costante diminuzione. Rispetto agli anni precedenti permangono le forti differenze regionali con un gradiente tra Nord e Centro-Sud dove si concentra quasi tutto il deficit. Per quanto riguarda le regioni sottoposte ai Piani di rientro, l’assoggettamento dovrà proseguire anche nel 2010 poiché il triennio inizialmente previsto si è dimostrato insufficiente al riequilibrio della gestione. Nel 2009, soltanto la Sicilia (46 €) e l’Abruzzo (37 €) si sono
posizionate al di sotto del disavanzo medio pro capite nazionale, mentre il Lazio ed il Molise si confermano le regioni più deficitarie (rispettivamente 244 € e 225 € pro capite). Complessivamente, l’incidenza dei costi sostenuti dalle Aziende Sanitarie Locali per l’assistenza erogata ai propri residenti da altri soggetti della regione, è particolarmente elevata in Lombardia (43,3%) e nel Lazio (41,7%) ed inoltre, ad eccezione di tali regioni, la scomposizione per tipologia di assistenza e di erogatore evidenzia forti eterogeneità interregionali.
Per quanto riguarda le differenze tra le varie zone il Rapporto si interroga se si tratti di differenze geografiche o differenze sociali. A tal proposito dichiara “nonostante gli apprezzabili guadagni nella salute generale e nell’aspettativa di vita della popolazione, i principali indicatori di mortalità e morbosità dimostrano l’esistenza nel nostro Paese di aree e di posizioni sociali più svantaggiate. L’indicatore esaminato, relativo ai determinanti di contesto ed ai determinanti individuali in ambito del bisogno, dell’accesso e dell’assistenza sanitaria, mostra che le differenze geografiche e sociali si stanno accentuando a svantaggio del Mezzogiorno, ma hanno determinato anche la creazione di “isole di Mezzogiorno” in alcune zone del Centro-Nord. La spiegazione di tali differenze risiede nella maggiore concentrazione al Sud di persone con svantaggi socio-economici e nella modalità con cui tali svantaggi si sono legati, nel tempo e nei contesti, ad una maggiore insorgenza di problemi di salute e di risposta dei servizi ai bisogni”.

(continua …)