Rapporto OASI 2016 – Ingegneria istituzionale e sistema sanitario

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OASI 2016 – lo stato dell’arte

E’ stato presentato nei giorni scorsi alla Bocconi, il rapporto Oasi 2016 (Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano). Condotto dai ricercatori SDA e Cergas Bocconi il rapporto (link) analizza i trend evolutivi del nostro Sistema Sanitario Nazionale con particolare riguardo ai finanziamenti disponibili, al rapporto tra pubblico e privato e. più in generale, ai bisogni sanitari.

Salve il mio nome è

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Riusciranno i medici napoletani a trasferire in Italia l’iniziativa inglese che vede i colleghi d’Oltre Manica coinvolti nel tentativo di rendere più amichevole il rapporto medico paziente? Per adesso un hashtag su twitter ed una campagna stampa hanno lanciato l’idea. In Inghilterra la campagna è stata lanciata da Kate Granger che così scrive sul sito web di #hellomynameis (link) “Ciao, il mio nome è Kate Granger e sono la fondatrice della campagna #hellomynameis” Sono un medico, ma anche un paziente terminale di cancro. Recentemente sono stata ricoverata in ospedale come paziente, con una sepsi post-operatoria seguita ad una procedura di scambio stent. Durante il mio ricovero ho fatto alcune osservazioni sulla qualità della cure a me riservate. Forse la più brutta era che il personale nella maggior parte dei casi non si presentava. Un operatore sanitario sa tanto del paziente: il nome, i dati personali, le condizioni di salute e molto altro ancora. Ma cosa sanno degli operatori sanitari i pazienti? Spesso la risposta è assolutamente nulla, a volte nemmeno sanno i loro nomi. L’equilibrio di potere è unilaterale a favore delle professionista sanitario. Sono una forte sostenitrice della conoscenza dei nomi delle persone, come quota per costruire buoni rapporti di lavoro con tra pazienti e colleghi. Penso che sia il primo gradino nella scala di valori della cura. Così è nata l’idea di #hellomynameis. In questo modo ci si impegna a presentarsi ad ogni paziente. Si prega di condividere questa pagina con i professionisti sanitari il più possibile, e facciamo le cose migliori…”. In tempi di elevata problematicità economica, politica, sociale laddove la medicina e l’assistenza sociale assumono il ruolo di ammortizzatori e, troppo spesso, di parafulmini il tentativo di ritrovare le modalità operativa di un rapporto medico paziente fondato sul rispetto reciproco, la collaborazione e l’alleanza terapeutica è sicuramente benvenuto. Un salve è anche di buon augurio.

 

Rapporto OsMed 2013

Pubblicato il rapporto sul consumo dei farmaci in Italia riferito al periodo gennaio-settembre 2013. Realizzato dall’Osservatorio sull’impiego dei medicinali dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e presentato nei giorni scorsi a Roma il rapporto evidenzia che il consumo di farmaci in Italia è in costante aumento e che nei primi nove mesi del 2013 sono state acquistate 1 miliardo e 398 milioni di confezioni di medicinali, (23 confezioni a persona) con un aumento del 2% rispetto allo stesso periodo del 2012. Da gennaio a settembre 2013 sono state prescritte 1.002,4 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti in regime di assistenza convenzionata, con una crescita del +1,8%. La crescita dei consumi vede saldamente in testa i farmaci per l’apparato cardiovascolare, primi per spesa e consumo, ma gli italiani consumano anche quantità rilevanti di medicinali per l’apparato gastrointestinale e metabolismo, antidepressivi e antibiotici. Non mancano variabilità regionali con disomogeneità nella spesa convenzionata che vedono alcune regioni discostarsi significativamente dal valore medio nazionale di 141,2 euro pro capite. La Sicilia spende 178,9 euro pro capite, la Campania 170,7 euro, la Puglia 163,7 euro; mentre i valori più bassi si riscontrano nelle Province Autonome di Bolzano (95,7 euro) e Trento (109,1 euro) e in Emilia Romagna (109,6).  Di rilievo i dati circa l’appropriatezza prescrittiva. Preoccupanti i dati circa gli aceinibitori il cui utilizzo è in rapida crescita nonostante le ripetute raccomandazioni dell’AIFA come pure l’utilizzo isolato di vitamina D che non risponde alle effettive indicazioni. Per quanto riguarda l’utilizzo di farmaci generici ancora non è evidente un loro utilizzo in linea con la tendenza europea

Rapporto su integrazione e continuità assistenziale

Presentato il rapporto “Misurazione e valutazione dell’integrazione professionale e sulla continuità delle cure” nato dalla collaborazione tra FIASO e Cergas (link) Obiettivo dichiarato era la verifica della presa in carico del paziente sia in ospedale che sul territorio con particolare riguardo alla continuità assistenziale. I ricercatori hanno applicato una scala di valutazione numerica che, con valore da 0 a 5, teneva conto di accessibilità dei servizi, qualità delle relazioni medico-paziente e unitarietà diagnostico terapeutica percepita dagli assistiti. L’indice di integrazione che ne derivava si attestava intorno a 3,00. Con una differenza significativa: i medici di famiglia non andavano oltre il valore di 2,69 (per i tumori, mentre era 2,40 per il diabete e 2,39 per le insufficienza respiratoria) mentre gli specialisti partivano da 3,65 (per i problemi respiratori) e raggiungevano il 4,03 per il diabete. Assolutamente carente la comunicazione, ancora affidata al cartaceo (cartella clinica e “ricetta”), mentre solo il 2% utilizza strumenti come la mail.

Invecchiamento d’importazione

Saranno 1.600.000, rispetto agli attuali 100mila, gli anziani di importazione. E quanto risulta dal XVII Rapporto sulle migrazioni 2012, presentato a Milano dall’ISMU (link). Il dato assume valenza drammatica se si tiene conto del fatto che nella loro vita professionale hanno iniziato tardi a versare i contributi e in modo saltuario. Un ulterore nube minacciosa si profila all’orizzonte.

Sussidarietà e città abitabile

 

E’ di scena oggi, a Novara, la presentazione del rapporto “sussidiarietà e … città abitabile”. La pubblicazione, edita dalla Fondazione Sussidarietà, descrive annualmente un aspetto della vita sociale, economica, o istituzionale del Paese analizzato secondo la particolare ottica della sussidiarietà. Nelle grandi città si concentrano le opportunità di sviluppo sociale ed economico che caratterizzano la modernità, come istruzione, lavoro e servizi per l’impresa, cultura, innovazione, relazioni con il resto del mondo; ma anche difficoltà nella vita quotidiana come scarsità di abitazioni a prezzi accessibili, grandi distanze, degrado degli spazi comuni, mancanza di spazi verdi e per l’aggregazione, inquinamento. Nel Rapporto si afferma che per rendere abitabile una città non bastano, per quanto necessari, gli interventi delle amministrazioni pubbliche e degli investitori privati: occorre anche l’iniziativa di quanti riconoscono un problema all’interno della città e “dal basso” si uniscono ad altri per organizzare un tentativo di risposta (sussidiarietà). Le analisi empiriche si sono concentrate su quattro aree attraverso le quali si snoda la vita quotidiana delle persone e che presentano un volto specialmente problematico nelle grandi città: casa, ambiente, trasporti e mobilità, tempo libero. All’interno di un dibattito articolato, il  Rapporto si caratterizza lungo due direzioni. Da una parte, assume la prospettiva di coloro che vivono quotidianamente nella città, focalizzandosi sulle esigenze delle persone e delle famiglie residenti. Dall’altra, illustra il contributo delle esperienze sussidiarie all’affronto dei problemi emergenti.
Tre le conclusioni di maggiore interesse dello studio:

  • le iniziative “dal basso” rispondono ai problemi urbani con servizi nuovi e di qualità;
  • esiste un circolo virtuoso tra capitale sociale e iniziativa “dal basso”;
  • il maggior grado di soddisfazione si verifica in presenza di una pluralità di attori (comunità locali, organizzazioni non profit, amministrazioni pubbliche

In Italia tre cittadini su dieci vivono nelle grandi regioni metropolitane che si sviluppano intorno a Milano, Roma, Napoli e Torino. E i Comuni sopra i 250 mila abitanti accolgono il 27% della popolazione. Qui un’abitazione costa in media più del doppio che nel resto del Paese, le strade sono più sporche, il traffico più intenso, l’aria più cattiva, la qualità del tempo libero peggiore. Ma i mali che affliggono i grandi centri abitati sembrano essere più sopportabili laddove l’intervento del terzo settore è più forte.
Ecco così che nella classifica sull’abitabilità Firenze è prima quanto a qualità dei servizi (edilizia popolare e verde pubblico in primis). La seguono Bologna (medaglia d’oro per trasporti e mobilità) e Torino (prima per attività e strutture del tempo libero). Verona si distingue per pulizia delle strade e gestione dei rifiuti. Fanalino di coda Palermo (maglia nera per i trasporti) e Napoli (bocciata in materia di rifiuti, verde pubblico e tempo libero). E complessivamente tre abitanti su quattro affermano che ricorrerebbero a iniziative del terzo settore per risolvere problemi di casa, verde pubblico e tempo libero. Due su tre per migliorare sul fronte rifiuti e trasporti. Come nei piccoli centri.

Osservasalute 2012: di male in peggio

E’ stato presentato l’annuale Rapporto dell’Osservatorio salute. I risultati sono preoccupanti; aumenta il rischio di ammalarsi, si riducono gli interventi, soprattutto di prevenzione, di salute pubblica, si mangia malissimo e si assumono troppi farmaci. L’attività fisica diventa sempre più un’opzione, l’alimentazione è fatta di troppi cibi spazzatura, con frutta e verdura relegati ad un ruolo marginale, soprattutto per il loro costo. La causa principale viene identificata nella crisi economica. Meno soldi ci sono e meno si finanzia il Servizio Sanitario Nazionale. Buona parte dei soldi vanno ai privati che, in Lombardia, spesso fanno la parte del leone fornendo una qualità dei servizi non sempre superiori a quelli pubblici. Troppe prestazioni sono superflue e costose. Di rilievo il dato relativo al consumo degli antidepressivi. Lo stress psicologico e fisico per affrontare il quotidiano è in costante progressivo aumento e, di conseguenza, aumenta il disagio psicologico con ricorso al farmaco come tampone della sofferenza. Se nel 2000 ogni 1000 abitanti si consumavano 8,18 dosi al giorno di antidepressivo, nel 2010 le dosi sono diventati ben 35,72 al giorno. Anche i suicidi, che tanto stanno affollando la cronaca quotidiana, aumentano.
Una nazione civile quale noi siamo e, tutto sommata, ancora sana deve saper guardare al futuro e non farsi condizionare dalla finanza. Gli interventi sanitari devono essere sì economici ma anche equi, etici, efficienti ed efficaci. L’attuale politica sanitaria sembra andare in direzione opposta a questi principi. I tagli effettuati non hanno ottenuto gli effetti sperati e, soprattutto, non hanno ridotto gli sprechi. Piuttosto è aumentata la spesa diretta individuale. In altri termini c’è bisogno di salute che viene soddisfatta ricorrendo sempre più con le risorse del singolo che spesso deve stornarle da quelle per la sopravvivenza quotidiana altrimenti ammala. La prospettiva è nera: sempre più poveri ed ammalati.

Rapporto sugli anziani non autosufficienti

Giunge alla terza edizione il Rapporto sugli anziani non autosufficienti. Edito dalla Maggioli e venduto al prezzo di 15 euro, il libro (link) descrive l’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia.
Nella prima parte vengono esposti e discussi i più recenti dati disponibili (la “Bussola” del Network Non Autosufficienza – NNA). Viene poi esposta in chiave critica l’evoluzione del sistema a livello nazionale e regionale e viene fatto il punto sull’attuazione del federalismo. Infine viene presentata un’analisi di come cambia l’assistenza agli anziani non autosufficienti nei Paesi dell’OCSE.
Nella seconda parte viene proposto un approfondimento monografico sui servizi residenziali, viene illustrato il profilo degli utenti ed esaminata l’evoluzione degli standard di qualità e di personale con attenzione ai sistemi di tariffazione e alla ripartizione della spesa tra sanità e sociale. L’ultimo passo discutere la collocazione delle strutture nella rete dei servizi territoriali.
Il capitolo conclusivo presenta le principali sfide per il futuro.

Osservasalute 2010 (terza parte)

L’esame dei dati economici e sociali del Rapporto Osservasalute 2010 conferma come, anche nel 2009, il Servizio Sanitario Nazionale sia complessivamente in disavanzo (54 € pro capite) sebbene il trend sia in costante diminuzione. Rispetto agli anni precedenti permangono le forti differenze regionali con un gradiente tra Nord e Centro-Sud dove si concentra quasi tutto il deficit. Per quanto riguarda le regioni sottoposte ai Piani di rientro, l’assoggettamento dovrà proseguire anche nel 2010 poiché il triennio inizialmente previsto si è dimostrato insufficiente al riequilibrio della gestione. Nel 2009, soltanto la Sicilia (46 €) e l’Abruzzo (37 €) si sono
posizionate al di sotto del disavanzo medio pro capite nazionale, mentre il Lazio ed il Molise si confermano le regioni più deficitarie (rispettivamente 244 € e 225 € pro capite). Complessivamente, l’incidenza dei costi sostenuti dalle Aziende Sanitarie Locali per l’assistenza erogata ai propri residenti da altri soggetti della regione, è particolarmente elevata in Lombardia (43,3%) e nel Lazio (41,7%) ed inoltre, ad eccezione di tali regioni, la scomposizione per tipologia di assistenza e di erogatore evidenzia forti eterogeneità interregionali.
Per quanto riguarda le differenze tra le varie zone il Rapporto si interroga se si tratti di differenze geografiche o differenze sociali. A tal proposito dichiara “nonostante gli apprezzabili guadagni nella salute generale e nell’aspettativa di vita della popolazione, i principali indicatori di mortalità e morbosità dimostrano l’esistenza nel nostro Paese di aree e di posizioni sociali più svantaggiate. L’indicatore esaminato, relativo ai determinanti di contesto ed ai determinanti individuali in ambito del bisogno, dell’accesso e dell’assistenza sanitaria, mostra che le differenze geografiche e sociali si stanno accentuando a svantaggio del Mezzogiorno, ma hanno determinato anche la creazione di “isole di Mezzogiorno” in alcune zone del Centro-Nord. La spiegazione di tali differenze risiede nella maggiore concentrazione al Sud di persone con svantaggi socio-economici e nella modalità con cui tali svantaggi si sono legati, nel tempo e nei contesti, ad una maggiore insorgenza di problemi di salute e di risposta dei servizi ai bisogni”.

(continua …)