Rapporto OASI 2016 – Ingegneria istituzionale e sistema sanitario

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OASI 2016 – lo stato dell’arte

E’ stato presentato nei giorni scorsi alla Bocconi, il rapporto Oasi 2016 (Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano). Condotto dai ricercatori SDA e Cergas Bocconi il rapporto (link) analizza i trend evolutivi del nostro Sistema Sanitario Nazionale con particolare riguardo ai finanziamenti disponibili, al rapporto tra pubblico e privato e. più in generale, ai bisogni sanitari.

Medico al sud: c’è poco da stare allegri

medico al sud
Scrive Roberto Saviano nel suo articolo sull’Espresso “nella mia Napoli la bellezza acceca” (link). “Provate a essere medico a Napoli e in Campania, e poi confrontate le vostre esperienze di lavoro con quelle dei vostri colleghi al Nord. Provate ad ammalarvi a Napoli, ad ammalarvi seriamente. Finirete, se ne avete le possibilità, per diventare pendolari. Finirete per farvi curare altrove e non certo per incapacità del personale medico – veri e propri eroi! – ma per la disorganizzazione delle strutture, perché i reparti sono sotto dimensionati e oberati di lavoro”. In generale l’opinione comune è quella del medico benestante che “può pagare”. Ma quanti sanno che il contratto è bloccato da anni, il carico fiscale aumenta sempre di più, la capacità di acquisto si riduce in maniera esponenziale. Per non dire di quanti, monoreddito, con moglie e figli a carico, mutuo e, se separati, alimenti da passare. E non so fino a che punto è saggio continuare nel malcostume dell’ALPI che assicura si la copertura di una casella nei turni di questo o quel reparto, servizio od ospedale ed un forte recupero in termini di reddito di tanti colleghi ma comporta un sovraccarico che, tralaltro, è stato già sanzionato dalla Comunità Europea per il mancato rispetto dei riposi. E’ un dato di fatto che infortuni, errori, malattie degli operatori aumentano di pari passo con lo stress. Che poi le cose non funzionino viene dimostrato anche dai dati ministeriali relativi ai LEA e dalla rendicontazione economica che ha si portato al pareggio di bilancio ma ha impoverito l’assistenza sanitaria. Le prospettive per il futuro non sono proprio rosee e non tanto per incapacità operative ma soprattutto per deficienze organizzative e povertà di risorse. Infine il blocco del turnover. Incontro spesso giovani specializzandi o neo specialisti che paventano i ritardi cronici del loro inserimento nel mondo lavorativo e attendono il nostro pensionamento, quasi fossimo noi i responsabili della loro situazione. E’ una strana sensazione, per quanti di noi, la marea dei nati negli anni ’50, vorrebbero il supporto e il sostegno di queste energie fresche, pronti a lasciar loro anche oggi le nostre incombenze. Medico al sud, sembra quasi una sciagura.

L’assistenza agli anziani nel rapporto ISTAT 2012

 

Pubblicato il Rapporto Annuale ISTAT 2012 (link). La fotografia della situazione italiana ripropone, purtroppo, quello che è evidente agli occhi di tutti. Di spicco le evidente disuguaglianze a carico di giovani, meridionali, emigranti ed anziani. Per quanto riguarda questi ultimi la disponibilità di strutture residenziali è concentrata soprattutto al nord con 37 posti letto ogni mille anziani contro i 10 posti letto ogni 1.000 residenti al sud. Altrettanto vale per l’assistenza domiciliare integrata (ADI) ancora al di sotto dei bisogni, soprattutto al Sud. Eppure il Quadro strategico nazionale (Qsn) 2007-2013 per le regioni del Mezzogiorno, negli “Obiettivi di servizio” prevedeva una quota di anziani beneficiari di assistenza domiciliare integrata di 3,5 anziani ogni 100 ultra65enni. Obiettivo raggiunto solo da Abruzzo e Basilicata,

Controvento


“Ci sono certi libri che hanno la straordinaria capacità di farti venire in mente cose a cui non avresti pensato mai, almeno non nella forma e nel modo in cui ti vengono in mente e in cui le pensi”. E’ proprio questa la sensazione che lascia la lettura del libro di Antonello Caporale, Controvento. Il tesoro che il Sud non sa di avere (Mondadori serie blu – 17 euro). Le storie si susseguono in testimonianze dal ritmo serrato, giornalistico, come Caporale sa essere e che corrono il rischio, a loro volta, di essere portate vie da quel vento che tanto potrebbe dare ma tanto spesso toglie. Da leggere.

Osservasalute 2010 (terza parte)

L’esame dei dati economici e sociali del Rapporto Osservasalute 2010 conferma come, anche nel 2009, il Servizio Sanitario Nazionale sia complessivamente in disavanzo (54 € pro capite) sebbene il trend sia in costante diminuzione. Rispetto agli anni precedenti permangono le forti differenze regionali con un gradiente tra Nord e Centro-Sud dove si concentra quasi tutto il deficit. Per quanto riguarda le regioni sottoposte ai Piani di rientro, l’assoggettamento dovrà proseguire anche nel 2010 poiché il triennio inizialmente previsto si è dimostrato insufficiente al riequilibrio della gestione. Nel 2009, soltanto la Sicilia (46 €) e l’Abruzzo (37 €) si sono
posizionate al di sotto del disavanzo medio pro capite nazionale, mentre il Lazio ed il Molise si confermano le regioni più deficitarie (rispettivamente 244 € e 225 € pro capite). Complessivamente, l’incidenza dei costi sostenuti dalle Aziende Sanitarie Locali per l’assistenza erogata ai propri residenti da altri soggetti della regione, è particolarmente elevata in Lombardia (43,3%) e nel Lazio (41,7%) ed inoltre, ad eccezione di tali regioni, la scomposizione per tipologia di assistenza e di erogatore evidenzia forti eterogeneità interregionali.
Per quanto riguarda le differenze tra le varie zone il Rapporto si interroga se si tratti di differenze geografiche o differenze sociali. A tal proposito dichiara “nonostante gli apprezzabili guadagni nella salute generale e nell’aspettativa di vita della popolazione, i principali indicatori di mortalità e morbosità dimostrano l’esistenza nel nostro Paese di aree e di posizioni sociali più svantaggiate. L’indicatore esaminato, relativo ai determinanti di contesto ed ai determinanti individuali in ambito del bisogno, dell’accesso e dell’assistenza sanitaria, mostra che le differenze geografiche e sociali si stanno accentuando a svantaggio del Mezzogiorno, ma hanno determinato anche la creazione di “isole di Mezzogiorno” in alcune zone del Centro-Nord. La spiegazione di tali differenze risiede nella maggiore concentrazione al Sud di persone con svantaggi socio-economici e nella modalità con cui tali svantaggi si sono legati, nel tempo e nei contesti, ad una maggiore insorgenza di problemi di salute e di risposta dei servizi ai bisogni”.

(continua …)

Osservasalute 2010 (seconda parte)

Continuando la lettura dei dati riportati dal Rapporto Osservasalute 2010 interessanti, tra quelli numerici, i l report relativo a sopravvivenza e mortalità per causa. La speranza di vita alla nascita ha evidenziato che le donne, nell’anno 2007, possono aspettarsi di vivere mediamente 84,0 anni e gli uomini 78,7 anni.  Si mantiene, quindi, il vantaggio femminile in termini di sopravvivenza, ma il divario continua a ridursi. Analizzando il dettaglio territoriale una migliore sopravvivenza maschile si registra nella provincia di Ravenna (80,2 anni), mentre la peggiore nelle province di Napoli e Nuoro (entrambe con 76,4 anni). Anche per le donne la situazione di maggiore svantaggio si registra al Sud, in particolare a Napoli ed a Caltanisetta con 81,8 anni, mentre il valore maggiore si evidenzia nella provincia di Forlì-Cesena (85,3 anni).
Anche le malattie cardio e cerebrovascolari hanno rilevanza nel contesto generale in quanto costituiscono circa il 24% della mortalità generale e colpiscono, indifferentemente, tanto le popolazioni più ricche che quelle a più basso reddito. Gli indicatori esaminati sono relativi al ricovero ospedaliero ed alla mortalità. In generale, i tassi di ospedalizzazione per le malattie ischemiche del cuore e per le malattie cerebrovascolari, presentano una marcata differenza di genere risultando più elevati negli uomini. La mortalità per le malattie ischemiche colpisce quasi il doppio degli uomini rispetto alle donne ed a livello regionale il primato negativo, nel 2007, spetta alla Campania sia per gli uomini che per le donne (rispettivamente 17,44 e 11,21 per 10.000).

(continua …)

La sanità del PDL

Anche il PDL ha detto la sua sulla sanità. Nel “lontano” 2008 il “programma elettorale” così recitava:

  • completamento del piano del Governo Berlusconi per l’eliminazione delle liste d’attesa;

  • incentivazione del rinnovamento tecnologico delle strutture ospedaliere e della realizzazione di nuove strutture, in particolare al Sud, in accordo con le Regioni;
  • trasparenza nella scelta dei manager nelle aziende pubbliche sanitarie, con graduatorie che valorizzino il merito e la qualificazione professionale;
  • riforma della Legge 180 del 1978 in particolare per ciò che concerne il trattamento sanitario obbligatorio dei disturbati psichici;
  • attuazione della legge contro le droghe e potenziamento dei presidi pubblici e privati di prevenzione e di recupero dalle tossicodipendenze.

Un altro “libro dei sogni”, peraltro generico. Cosa significa riforma della 180? un passo indietro o un adeguamento ai tempi? Che significa presidi “privati di prevenzione e recupero”?. Le liste di attesa restano un incubo al punto da rappresentare il primo obiettivo del PSN 2011-2013. L’esigenza di rinnovamento tecnologico e di selezione dei manager sono fondamentali, ma non esclusive, e soprattutto finanziamenti da dove verranno? dallo Stato? dalle Regioni? chi altri?

Il PD e la sanità

Ho avuto modo di leggere il documento programmatico del PD sulla sanità. Come tutti i documenti programmatici è un bel “quaderno dei sogni”. La situazione reale è tutt’altro che rosea e le attuali decisioni sembrano andare in direzione del tutto opposta. Nel documento vengono enunciati dieci punti per “riaffermare il diritto alla salute”. Priorità assolute sono la sanità del Sud e un federalismo solidale e responsabile. E poi trasparenza e legalità, rilancio degli investimenti, verifica della qualità e alleanza con gli operatori, non autosufficienza, salute della donna e lotta al dolore.

Stralcio dal documento alcuni passaggi chiave:

  • Il Pd ribadisce la necessità di mantenere il carattere universalistico, basato sulla fiscalità generale, del sistema di assistenza sanitaria, quale garanzia dell’uniformità nella quantità e qualità delle prestazioni e dei servizi sanitari in tutto il Paese.
  • La situazione della sanità nelle regioni meridionali non è più accettabile. La sfida di una sanità di qualità anche in queste regioni deve diventare una “grande questione nazionale”.
  • I provvedimenti attuativi del federalismo fiscale, e in particolare i cosiddetti “costi standard sanitari”, devono essere profondamente modificati per evitare l’ulteriore spaccatura tra nord e sud.
  • Dobbiamo imparare ad ascoltare i cittadini, utenti ma anche i veri azionisti di riferimento della sanità pubblica, a fidarci dei loro giudizi e delle loro valutazioni su come sono stati assistiti e curati.
  • La non autosufficienza è una delle grandi priorità del moderno welfare e come tale deve trovare adeguate garanzie nei Livelli essenziali di assistenza sanitari e socio-assistenziali.
  • Promuovere la relazione di fiducia fra medico, paziente e familiari per rispettare la volontà del paziente e non lasciarlo mai solo di fronte alla malattia.

Quindi “no” alla privatizzazione esasperata con pericolo di esclusione delle fasce deboli (e spesso più ammalate), “no” ai tagli, “no” ai piani di rientro e ai commissariamenti delle regioni meridionali (misure che nei fatti hanno fallito), “si” a costi standard adeguati ed equi, “si” ai nuovi Livelli essenziali di assistenza, “si” allo sviluppo di politiche di prevenzione sanitaria, di integrazione e razionalizzazione degli interventi socio-sanitari, “si” alla riorganizzazione della medicina di famiglia e dela rete ospedaliera, “si” al monitoraggio costente dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi.

Chi vivrà, vedrà.