R.O.G.E.R.

Fishing Cactus, software house indipendente, ha presentato un progetto, R.O.G.E.R. (Realistic Observation in Game and Experiences in Rehabilitation), in grado di fornire un supporto importante alla riabilitazione di malattie neurologiche disabilitanti quali ictus cerebrale, Alzheimer, emi-inattenzione.
Utilizzando la tecnologia Kinetics di Microsoft il paziente, che può essere del tutto privo di competenze informatiche, potrà esplorare un ambiente virutale, compiere operazioni semplici, vivere una serie di esperienze del vivere quotidiano in maniera proteta, con posibilità di controllo e di aggiustamenti secondo le esigenze.
Per approfondimento vedasi il video (link)

Osservasalute 2010 (seconda parte)

Continuando la lettura dei dati riportati dal Rapporto Osservasalute 2010 interessanti, tra quelli numerici, i l report relativo a sopravvivenza e mortalità per causa. La speranza di vita alla nascita ha evidenziato che le donne, nell’anno 2007, possono aspettarsi di vivere mediamente 84,0 anni e gli uomini 78,7 anni.  Si mantiene, quindi, il vantaggio femminile in termini di sopravvivenza, ma il divario continua a ridursi. Analizzando il dettaglio territoriale una migliore sopravvivenza maschile si registra nella provincia di Ravenna (80,2 anni), mentre la peggiore nelle province di Napoli e Nuoro (entrambe con 76,4 anni). Anche per le donne la situazione di maggiore svantaggio si registra al Sud, in particolare a Napoli ed a Caltanisetta con 81,8 anni, mentre il valore maggiore si evidenzia nella provincia di Forlì-Cesena (85,3 anni).
Anche le malattie cardio e cerebrovascolari hanno rilevanza nel contesto generale in quanto costituiscono circa il 24% della mortalità generale e colpiscono, indifferentemente, tanto le popolazioni più ricche che quelle a più basso reddito. Gli indicatori esaminati sono relativi al ricovero ospedaliero ed alla mortalità. In generale, i tassi di ospedalizzazione per le malattie ischemiche del cuore e per le malattie cerebrovascolari, presentano una marcata differenza di genere risultando più elevati negli uomini. La mortalità per le malattie ischemiche colpisce quasi il doppio degli uomini rispetto alle donne ed a livello regionale il primato negativo, nel 2007, spetta alla Campania sia per gli uomini che per le donne (rispettivamente 17,44 e 11,21 per 10.000).

(continua …)

Guidare dopo un ictus

La ripresa della guida dopo un ictus è un argomento importante con problematiche  di grande rilevanza, non solo clinica.
La decisione su chi e quando può riprendere a guidare spesso è legata a fattori empirici, poco razionali, non supportata da valutazione obiettiva.
Allo scopo di identificare un parametro di giudizio soddisfacente la rivista Neurology ha pubblicato una revisione della letteratura con una metanalisi sull’argomento. Sono stati così identificati circa trenta lavori per un totale di 1728 pazienti, di cui 938 esaminati anche su strada.
I risultati evidenziano come i migliori predittori siano il riconoscimento di segnali stradali, il Compass e il Trail Making Test B.

La top-ten dell’A.H.A.

Non deve meravigliare il fatto che sia l’American Heart Association la società scientifica che ha pubblicato la classifica dei migliori studi sull’ictus pubblicati durante il 2010 sulle principali riviste scientifiche. Cuore e cervello sono legati in maniera indissolubile e molte delle acquisizioni della ricerca cardiologica sono applicabili alle problematiche dell’ictus. Terza causa di mortalità e prima di invalidità permanente nei paesi industrializzati. Individuarne le cause ed indirizzarne le politiche socio-sanitarie ed i comportamenti individuali sono pertanto di rilievo fondamentale.

La top ten per il 2010 ha visto il consolidarsi di alcune aquisizioni note e la comparsa di nuovi indirizzi.

  1. “Time is brain”: prima si interviene, meglio è. Si sopravvive e si recupera meglio. L’importante è intervenire entro 4-5 ore.
  2. Eliminare gli emboli dal cervello consente il ripristino del normale il flusso sanguigno.
  3. Studio CREST: sia l’endoarteriectomia che lo stenting dell’arteria carotide hanno fatto registrare tassi simili di successo, con preferenza per lo stenting sotto i 70 anni e per l’endoarteriectomia per quelli più anziani.
  4. Utilità delle linee guida: dal 2003 al 2009 sono migliorati gli standard qualitativi dell’assistenza. Tanto dimostra uno studio condotto su un milione di pazienti negli Stati Uniti.
  5. I fattori di rischio per l’ictus sono dieci: ipertensione, fumo, girovita elevato (grasso addominale), cattiva alimentazione, scarsa attività fisica, grasso corporeo, diabete mellito, assunzione di alcol, stress e depressione, disturbi cardiaci.
  6. Nuova tecnica ad ultrasuoni per individuare gli “emboli silenziosi”: ovvero come evidenziare nei pazienti asintomatici i segnali di rischio dell’ictus.
  7. La terapia riabilitativa robot-assistita migliora la riabilitazione del braccio dopo un ictus rispetto al trattamento ordinario.
  8. La genetica aiuta a capire gli aneurismi.
  9. Abbassare la pressione arteriosa nell’ictus può portare a ridurre l’espansione dell’emorragia.
  10. Camminare a passo rapido fa bene.