La diagnostica per immagini nel Parkinson

Il testo, acquistabile on line, fornisce un utile aggiornamento sulle nuove applicazioni dell’imaging cerebrale per lo studio della malattia di Parkinson. Gli autori si sono concentrati sulle metodologie di imaging strutturale e funzionale che sono state recentemente applicate per studiare la storia naturale della malattia di Parkinson, con particolare attenzione allo sviluppo delle manifestazioni motorie della malattia, del deterioramento cognitivo e della demenza. Singoli capitoli sono stati dedicati all’approfondimento sul ruolo delle immagini nella diagnosi differenziale e nella valutazione degli effetti del trattamento farmacologico e chirurgico. Vengono inoltre affrontati argomenti quali la neuroinfiammazione, l’aggregazione proteica l’alterazione dei circuiti cerebrali. Infine il testo descrive i recenti progressi nella risonanza magnetica funzionale e volumetrica, nell‘ecografia, nell’imaging dopaminergico e colinergico e in applicazioni per interventi sperimentali come la terapia genica e il trapianto.

La terapia genica nel Parkinson

Quarantacinque pazienti parkinsoniani americani sono stati sottoposti ad intervento chirurgico: in 23 si è praticato il solo foro di trapano e in 22 è stato effettuato il trasferimento genico di acido glutammico decarbossilasi (AAV2-GAD) direttamente nei nuclei subtalamici. Lo studio è stato effettuato in doppio cieco randomizzato. La valutazione a sei mesi ha evidenziato che i pazienti che hanno ricevuto la terapia genica miglioravano all’UPDRS in maniera significativa rispetto ai pazienti con solo foro di trapano (8,1 punti rispetto a 4,7).
Il dato sembrerebbe confermare l’efficacia di questa opzione terapeutica anche se ripropone due quesiti irrisolti: eticità della “sham surgery”, dove persone subiscono un vero e proprio intervento chirurgico senza un reale trattamento chirurgico, e presenza di miglioramento, anche se non significativo, in queste persone che non ricevono nulla (effetto placebo?)