Diagnosi in Neurologia

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Riordinando gli scaffali della mia biblioteca ho ripreso in mano un numero di Bioetica, una rivista interdisciplinare, che nel numero del 2010 in mio possesso puntava la sua attenzione su “vent’anni di riflessione bioetica in neurologia” a cura del Gruppo di Studio di Nioetica e Cure Palliative della Società Italiana di Neurologia. A suo tempo evidenziai alcuni passaggi di alcuni articoli di particolare interesse. Uno di questi riguardava le “considerazioni etiche a proposito dell’eccesso diagnostico in neurologia”

La porta girevole (seconda parte)

In un precedente post si affrontava il problema delle riammissioni in ospedale riportando i dati dell’analisi condotta in America da Medicare. Non potevano mancare, in sintonia con lo “stile americano” i consigli e le proposte per la soluzione del fenomeno.

  • Per garantire un sicuro ritorno a casa si dovrebbero chiedere ed ottenere chiarimenti, possibilmente insieme ad un familiare, un amico o il caregiver.
  • Le notizie dovrebbero includere la diagnosi e il motivo del ricovero in ospedale, tutti i farmaci con le istruzioni per la loro somministrazione e gli appuntamenti per i controlli successivi.
  • Da non trascurare lo stato clinico generale e le istruzioni per un eventuale aiuto supplementare domiciliare.
  • Sono altresì di rilievo le notizie sui segni o i sintomi che si dovrebbero monitorare e cosa si deve fare e chi chiamare in caso di necessità.
  • Sono importanti infine le istruzioni per l’eventuale riabilitazione, la sua programmazione, i tempi di attesa, la concessione di eventuali presidi e l’organizzazione materiale del ritorno a casa.

 

La porta girevole

Il frequente fenomeno delle riammissioni in Ospedale ha raggiunto dimensioni davvero ragguardevoli. Anche in America i dati forniti sono quanto meno sconcertanti. Medicare ha comunicato che un terzo dei pazienti dimessi viene ricoverato di nuovo entro tre mesi dal ritorno a casa (il 20% a 30 giorni e addirittura il 5% dopo 5 giorni).
I motivi principali sembrano essere una cattiva comunicazione con i medici ed il personale assistenziale, prescrizioni poco chiare o conflittuali, mancati appuntamenti con il medico di base, errori nell’assunzione dei farmaci. Soprattutto gli anziani ultra settantenni hanno difficoltà a gestirsi e spesso il caregiver non è pronto ad affrontare le problematiche che si presentano, soprattutto cadute, infezioni e disidratazione.
Le patologie più coinvolte sono l’insufficienza cardiaca, la broncopatia cronica, le psicosi, i problemi intestinali e vari approcci chirurgici (cuore e articolazioni in primo piano).
I fattori che più frequentemente richiedono un nuovo ricovero sono la politerapia (da 6 farmaci in su), la depressione e il deficit cognitivo. La carenza di servizi assistenziali domiciliari è responsabile, negli Stati Uniti, di oltre la metà dei casi di ritorno in ospedale, soprattutto negli ultra 85enni.