Un decreto in continua involuzione

 

Non ha pace il decreto Sanità. Sono tantissimi i rinvii e gli emendamenti. Andrà riscritto l’articolo sull’assistenza territoriale; la ricognizione delle strutture per l’intramoenia slitta in avanti, la fattura dovrà dettagliare le singole voci sì da poter sapere quanto andrà effettivamente in tasca al professionista, si potrà esercitare all’esterno anche se si producono prestazioni per meno di 12.000 euro l’anno; cambiano ancora le regole per le nomine e la copertura assicurativa sarà obbligatoria e a carico delle aziende. E’ un brodo primordiale che somiglia più a un magma lavico distruttore di antiche civiltà che non ad una indifferibile radicale riforma civile. Intanto, ieri, il decreto è passato alla Camera dei deputati, con 269 voti a favore, 65 voti contrari e 29 astensioni. Voto negativo da Lega e Idv, mentre nel Pdl alcuni parlamentari, come il deputato Domenico Di Virgilio, si sono sganciati dal voto favorevole del proprio partito dicendo «no». Astenuti i Radicali del Pd. Ora la legge va al Senato, dove si preannunciano ulteriori modifiche. Possibile, dunque, una terza lettura. Notevole il fatto che, per effetto di richieste della commissione Bilancio della Camera, il testo è stato modificato fino all’ultimo. In extremis sono saltate, ad esempio, la norma che derogava alla riforma Fornero sulle pensioni nel settore sanitario, il Fondo per curare le ludopatie, che doveva essere sostanziato con una parte delle entrate dei giochi, l’obbligo di introdurre strumentazioni tecniche (vedi lettori di tessera sanitaria) per scoraggiare l’accesso alle slot machines e simili da parte di minori. Quanto alle aranciate, il testo chiede ora un 20% di succo (al posto del 12%) per poter conservare la dicitura sull’etichetta. La norma resta, ma ci sarà più tempo, 9 mesi invece di 6, per adeguare le bevande e solo dopo la conclusione della procedura di notifica all’Unione europea. Sblocco del turn over nel settore sanitario ridotto dal 25% inserito inizialmente nel dl al 15%. Via anche l’aumento di 4 milioni di euro del fondo per l’acquisto di nuovi defibrillatori. Inopinate decisioni che mostrano ancora una volta, e non ce n’era bisogno, come la salute pubblica e gli operatori sanitari vengano stimati poco o nulla. Lavoro notturno, nei festivi, nelle aree di emergenze non valgono nulla; le ludopatie sono solo un “vizio” che porta beneficio allo stato biscazziere e guai a curarle, anzi incoraggiamo anche i giovani; il succo di frutto è meglio “omeopatico” e chissenefrega dell’Europa; invece di un nuovo assunto ogni 4 pensionati, meglio uno ogni 7, tanto se gli occupati “scoppiano” risparieremo le loro pensioni

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