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Io e il coronavirus (3) “nuovi” ospedali

Rinviato l’inizio delle attività Covid-19 all’Ospedale Da Procida.

C’è un ospedale a Salerno che non trova pace. E’ il Da Procida. Costruito e gestito dall’INPS come tubercolosario una volta finita l’emergenza TBC fu sapientemente trasformata, grazie all’intelligenza e preveggenza di Bruno Ravera, in polo di riferimento per la cardiologia.

Lì fu allestita la prima Unità Coronarica, lì fu iniziata l’emodinamica, lì si impiantarono i primi pace maker. Poi la cardiologia fu trasferita al San Leonardo e nel “sanatorio” rimasero poche attività, prevalentemente respiratorie.

Passò qualche anno e l’ospedale che era gestito dall’ASL passò sotto la giurisdizione dell’Azienda Ospedaliera, che di li a poco diventò universitaria.

Anche se con reparti importanti continuò un declino forse legato alla posizione poco raggiungibile o ad altre faccende di ordine amministrativo o politico a noi sconosciute.

Lo tsunami coronavirus e le valutazioni condotte da “esperti” che probabilmente, all’esterno non trapela nulla, hanno una linea di condotta contraddittoria o seguono direttive spesso in rapido mutamento avevano fatto si che l’ospedale venisse individuato come ospedale COVID.

Con delibera del 18 marzo 2020 (link) l’Azienda Ospedaliera stanziava 1 milione e 710mila euro per la realizzazione, entro 15-60 giorni, di ambienti destinati ai pazienti Covid.

Erano previsti 80 posti letto complessivi, di cui 8 di terapia intensiva, 6 di sub-intensiva e 56 ordinari.

Il 1 aprile De Luca e il commissario generale effettuavano un sopralluogo ed annunciavano l’apertura del reparto per il giorno 6 aprile (link).

Qualcosa è andato storto se il tutto è stato rinviato.

Forse il grido di allarme del dott. Greco, valente infettivologo rientrato dal pensionamento per dare una mano fattiva? (link).

Forse l’oggettiva difficoltà della gestione di pazienti che sarebbero stati rimbalzati come palline di ping pong dal P.S. di San Leonardo al Da Procida, con gli infettivologi, cronicamente pochi di numero ed insufficienti a coprire l’ordinaria amministrazione, relegati sulla montagna ed impossibilitati ad effettuare una valida selezione dei pazienti?

Si spera che il tutto non si concluda con la conferma del detto “la gatta frettolosa partorì figli ciechi”

 

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