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Io e il coronavirus (2) I miei soldi a chi li do

 

La richiesta di donazioni per combattere il coronavirus è perciante e temo possa disperdere il poco di “ricchezza” di noi semplici cittadini oltre a prendere una direzione diversa da quella che ci si aspetta.

Quanta trasparenza nella richiesta di donazioni del St.Paul Hospital di Toronto. Se si considera che la foto è stata scattata il 2000 ci si rende conto di come siamo indietro di anni luce.

Per quanto mi riguarda, dopo aver effettuato una donazione (per il Cotugno) ed aver scoperto che parte dell’importo sarebbe andato alla piattaforma che gestisce il fondo mi sono imposto la  regola del chi, cosa, quando, dove e perché.

  • voglio sapere chi gestirà il mio obolo
  • voglio sapere cosa acquisteranno;
  • voglio sapere quanto lo pagheranno
  • voglio sapere da chi lo acquisteranno
  • voglio sapere a chi lo forniranno
  • voglio sapere chi si occupa della colletta
  • voglio sapere se hanno un fundraiser e se è un professionista del settore e che tipo di contratto ha.

Non ricevo queste informazioni? Poco male. Incrementerò il contributo per la Spesa SoSpesa.

Resto sconcertato di fronte alle richieste di quanti già usufruiscono di finanziamenti pubblici, supportati da una martellante campagna pubblicitaria sui mezzi di informazione. Come pure mi sconcertano le richieste delle Regioni, quelle di Ospedali già beneficiari di risorse, spesso provenienti dalla migrazione sanitaria delle regioni del Sud.  E che dire dei conti correnti generici intestati a singoli ospedali? per esperienza diretta ogni importo, anche minimo va accompagnato da atto deliberativo di accettazione.

Sono altresì preoccupato dal fatto che sotto la spinta emotiva ci si dimentichi di tante iniziative del volontariato, della ricerca scientifica nelle malattie rare, della cultura. Già le risorse sono minime, limitate e in cronica sofferenza. Il pericolo è che diventino vittime collaterali della pandemia.

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