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Medicina domani

La carenza di medici è sempre più un problema e, al fine di prevenire le possibili conseguenze negative, legate soprattutto al blocco del turnover e all’imminente collocamento a riposo di migliaia di medici ospedalieri il Ministro della Salute propone alcune misure in materia. Una, già annunciata in precedenza è la “contrattualizzazione” degli specializzandi negli ultimi due anni di corso. Questo consentirebbe loro di assumere quei compiti di responsabilità clinica attualmente preclusi.  Altre proposte riguardano la quantificazione dei posti e delle scuole su base regionale e la riduzione della durata di alcune scuole. A ben leggere le dichiarazioni di Fazio le proposte sembrano tenere d’occhio soprattutto la spesa. Lo specializzando inserito in ospedale verrebbe pagato dalle ASL e dalle aziende ospedaliere (con quali fondi? non sarebbe meglio procedere ad assunzioni di persone che hanno ricevuto una formazione più prolungata, piuttosto che “buttare” nella mischia anzitempo professionisti non ancora pronti?). Non convince molto la spiegazione che i fondi liberati servirebbero per mantenere altri specializzandi, aumentando di fatto i posti disponibili.
Ben venga l’ottimismo di Fazio sul ricambio generazionale. A leggere i numeri il problema non sussiste. Se il Piano Sanitario Nazionale consiglia di attestarsi su 10.000 neolaureati, allo stato siamo a quota 9.500. 4,1 medici per mille abitanti per una media OCSE di 3,3.
Ma l’aspetto più saliente è quello dei rapporti fra ospedale e università Già in un precedente post era stato affrontato l’argomento. E’ indispensabile una governance comune fra ospedali e università. Tra la figura ospedaliera e quella universitaria deve esserci parità di accesso agli incarichi dirigenziali come pure devono essere emanate norme per il conferimento dei beni patrimoniali e immobiliari e per la gestione degli spazi e delle attività.

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