Personalità perverse: quali sono e come difendersi

personalità

Quante e quali sono le personalità che creano maggiormante conflittualità nei rapporti sociali, in particolare lavorativi? Un tentativo di classificazione viene formulato sul Daily Mail (link) da Judith Orloff, psichiatra dell’UCLA. Alla descrizione delle cinque principali categorie (il narcisista, l’arrabbiato, il passivo aggressivo, lo scatenatore di sensi di colpa e il pettegolo) l’Autrice accompagna consigli pratici per poterli affrontare e sopportare. Vediamo quali.

Comprensione del linguaggio: substrati anatomici

comprensione del linguaggio

Dallo studio delle lesioni un contributo alla comprensione del linguaggio

La comprensione del linguaggio è una caratteristica del comportamento umano e sociale e si riferisce all’atto di interpretare un messaggio scritto o parlato con la costruzione di rappresentazioni mentali che integrano il linguaggio in entrata con le conoscenze e le esperienze precedenti. Un articolo pubblicato su Brain (link) espone i dati provenienti dall’esame delle lesioni di 145 casi clinici in cui gli Autori hanno indagato circa i meccanismi neurali alla base della comprensione del linguaggio (misurata con il Test di Comprensione del Discorso)  ed hanno  sistematicamente esaminato la sua relazione con una vasta gamma di fattori psicologici, tra cui l’intelligenza psicometrica (misurata con la Wechsler Adult Intelligence Scale), l’intelligenza emotiva (misurata con il test di intelligenza emotiva di Mayer, Salovey e Caruso), e i tratti di personalità (misurata con il NEOPI Neuroticism-Extraversion-Openness Personality Inventory). I punteggi ottenuti da questi fattori sono stati sottoposti ad una mappatura voxel-based  lesione-sintomo per chiarire iloro substrati neurali. L’analisi di regressione graduale ha mostrato che la memoria di lavoro e l’estroversione prevedono in modo affidabile le differenze individuali nella comprensione del linguaggio e del suo contenuto: alti punteggi di memoria di lavoro e bassi livelli di estroversione predicono le migliori prestazioni nei compiti di comprensione del discorso. I risultati della mappatura della lesione hanno indicato che queste variabili convergenti dipendono da una rete condivisa di strutture delle regioni frontali e parietali, tra cui  i tratti di associazione della sostanza bianca  che hanno il compito di connettere queste aree in un sistema coordinato. I risultati osservati dimostrano l’esistenza di  un circuito intergrato deputato ala comprensione del discorso, circuito che sta per essere compreso nelle sue basi neurali, e che sembra basarsi su una rete distribuita di regioni cerebrali di supporto a specifiche competenze per le funzioni esecutive e sociali come elementi fondamentali per la comprensione dl linguaggio.

I processi decisionali nell’Huntington

La malattia di Huntington nelle prime fasi è associata alla perdita di neuroni spinosi nel neostriato. La sua progressione, dorso-ventrale, antero-posteriore e latero-mediale evidenzia come lo striato dorsale sia coinvolto già nelle fasi iniziali della malattia. Il circuito corticale dorsolaterale prefrontale, che comprende il caudato dorsale, è pertanto influenzato nelle prime fasi della malattia. Al contrario, lo striato ventrale, che fa parte del circuito corticale orbitofrontale è di solito colpito nelle fasi successive per cui è relativamente risparmiato rispetto alla circuito corticale  dorsolaterale prefrontale. In uno studio condotto su 20 pazienti con Huntington iniziale e 25 controlli di pari età sono state valutate le performanca alla Torre di Londra Task (Tolt) e alla CGT. Il primo  è un compito di pianificazione visuo-spaziale che generalmente è considerato come correlato all’attività della corteccia prefrontale dorsolaterale, struttura che sembra essere inutile per le prestazioni al CGT. Come atteso, i pazienti con Huntington iniziale presentano una compromissione della pianificazione al Tolt ma riportano un punteggio simile a controlli sul CGT, Pertanto, i risultati di questo studio indicano che i pazienti con Huntington iniziale non hanno disabilità nel processo decisionale. Tuttavia, i risultati di uno studio successivo che ha confrontato le prestazioni dei pazienti con HD con l’età-sano controlli corrisponde sul IGT, un generale cognitivo-batteria che ha incluso la valutazione di attenzione, perseveranza, la costruzione, la concettualizzazione e la memoria, e un lobo frontale scala personalità ha rivelato che i pazienti con HD fatto sostanzialmente meno possibilità di scelta vantaggiosa in Igt rispetto ai controlli. Curiosamente, le differenze tra i due gruppi sono stati più evidenti verso la seconda metà del compito, a quel punto le prestazioni di successo è pensato di richiedere l’attività della corteccia dorsolaterale prefrontale. Infatti, le prestazioni sul IGT correlata positivamente con le misure di apprendimento e memoria, due funzioni cognitive che sono fortemente associati con l’attività in corteccia prefrontale dorsolaterale. Per contro, le prestazioni sul IGT non era correlata con le misure sintomatiche di apatia o di disinibizione, che sono stati collegati rispettivamente ad attività nel cingolo anteriore e aree ventromediale. Gli scarsi risultati sul IGT da parte dei pazienti con HD potrebbe, quindi, riflettere una difficoltà di apprendimento durante le fasi successive del test, e potrebbe potenzialmente mettere in evidenza il contributo della corteccia prefrontale dorsolaterale di performance di successo verso la fine di questo compito.

(Fonte Nature Review Neurology)

I processi decisionali nel Parkinson (3/3)

Concludendo il discorso sui processi decisionali in un altro lavoro è stata esaminata la risposta elettrodermica di pazienti con Parinson senza demenza e soggetti sani di controllo mentre venivano testati con l’IGT e la GDT. E’ stato scoperto che i pazienti con malattia di Parkinson sono significativamente compromessi al GDT ma non all’​IGT e che la disabilità nelle funzioni esecutive correla positivamente con le prestazioni ridotte. Alla luce di questi risultati la disfunzione della corteccia dorsolaterale prefrontale sembra verificarsi anche in pazienti con PD senza demenza, e colpisce il processo decisionale con norme esplicite, ma non necessariamente i processi decisionali ambigui. I ricercatori hanno scoperto anche che i pazienti con malattia di Parkinson hanno una risposta elettrodermica più bassa alle perdite, ma non ai guadagni, rispetto ai controlli sani, rivelando che questi pazienti sono insensibili al feedback negativo, che è associato all’attività del circuito limbico che, quindi, può essere risparmiato nei pazienti senza demenza rispetto a coloro che sviluppano la demenza. Nel tentativo di chiarire il contributo del circuito limbico-orbito frontale-striatale e del circuito prefrontale dorsolaterale-striatale nella compromissione dei processi decisionali, sono state valutate le prestazioni al IGT e durante un compito decisionale in condizioni di rischio esplicita in pazienti con malattia di Parkinson con demenza (PDD) e senza demenza. Entrambi i gruppi di pazienti hanno mostrato una compromissione del processo decisionale in condizioni di ambiguità (IGT), ma solo il gruppo con demenza ha fornito scarsi risultati nel compito rischioso. Questa osservazione potrebbe indicare che i cambiamenti patologici evidenti nei pazienti con parkinson e demenza incidono seriamente sia sul sistema limbico che sul dorsolaterale, entrambi coinvolti nel processo decisionale in condizioni di rischio, ma non nel processo decisionale in condizioni di ambiguità. Invece, i pazienti con Parkinson senza demenza potrebbero avere alterazioni patologiche che interessano solo il circuito limbico-orbito frontale-striatale. Sebbene l’attività di questo circuito sia importante per le prestazioni normali all’ IGT le modifiche patologiche di questo circuito potrebbero non necessariamente compromettere le prestazioni dei processi decisionali in condizioni di rischio esplicita. Alla luce dell’eterogeneicità dei modelli di deficit dei processi decisionali sono state valutate le prestazioni all’IGT di pazienti de novo senza demenza, nessuno dei quali aveva ancora ricevuto farmaci dopaminergici, e controlli appaiati. Tra i due gruppo non sono state trovate differenze significative. Dal momento che in questi pazienti i livelli di dopamina non erano stati modificati da farmaci, i ricercatori hanno concluso che il deficit dei processi decisionali nel Parkinson possono essere associati a eccessiva stimolazione dopaminergica dei circuiti orbitali frontostriatali causata dai farmaci dopaminergici.

(Fonte Nature Review Neurology)

I processi decisionali nel Parkinson (2/3)

Riprendendo il discorso del precedente post, uno studio con PET ha valutato le prestazioni dei pazienti in stadio precoce di malattia ed ha riscontrato che durante l’IGT i deficit nel circuito limbico-orbito-striatale sono associati a scadenti performance nello svolgimento del compito. Al tempo stesso il circuito dorsolaterale prefrontale-striatale ha dimostrato di essere relativamente indenne nei partecipanti allo studio. I pazienti con malattia di Parkinson che hanno uno scarso rendimento all’IGT sono tipicamente compromessi nei compiti ToM, come la lettura della mente negli occhi (RMIE) Come già accennato in precedenza (link), i deficit nel processo decisionale e ToM sono dissociati nei pazienti con variante comportamentale di Demenza Fronto Temporale. Allo stato attuale si ritiene che l’apparente associazione tra le disfunzioni del processo decisionale e le carenze ToM nei pazienti con malattia di Parkinson riflette il fatto che il compito RMIE misura in modo selettivo la componente affettiva della ToM, che è fortemente legata all’attività della corteccia prefrontale ventromediale. Alcuni sostengono che la disabilità nel processo decisionale dei pazienti parkinsoniani con performances cognitive altrimenti conservate, ad esempio con normale funzionamento esecutivo, si verifica perchè la disfunzione del circuito limbico aumenta quando gli altri circuiti limbico-prefrontali sono risparmiati. Probabilmente il fatto che i pazienti parkinsoniani hanno anche una ridotta conduttanza cutanea rispetto ai controlli durante l’esecuzione dell’IGT potrebbe riflettere un anomala attività dell’amigdala che è collegata alla corteccia orbito-frontale attraverso un circuito neuronale ed è essenziale per dare le risposte emotive. Uno studio condotto in 24 pazienti con Parkinson iniziale ha dimostrato che lo scarso rendimento all’IGT è accompagnata da una degenerazione dell’amigdala e della corteccia orbitofrontale, soprattutto nella sua porzione laterale dell’emisfero sinistro. Nonostante l’apparente accordo tra le conclusioni di cui sopra, è ancora controverso come il grado di deficit nella corteccia orbitofrontale prefrontale e la corteccia dorsolaterale prefrontale possano influenzare i processi decisionali nel Parkinson. Infatti, numerosi studi hanno dimostrato che il circuito dorsolaterale prefrontale-striatale è interessato nelle fasi iniziali di malattia, mentre il cirutito limbico orbitofrontale-striatale sembra essere risparmiato.

(Fonte Nature Review Neurology)

I processi decisionali nel Parkinson (1/3)

Continuando la disamina sui processi decisionali, per quanto riguarda la malattia di Parkinson va detto che i pazienti con malattia idiopatica possono presentare deficit cognitivi, anche nelle fasi precoci della malattia. Molti di questi deficit sono simili a quelli osservati in pazienti con lesioni alla corteccia prefrontale, quali il deficit della memoria di lavoro, la pianificazione, l’apprendimento e la capacità di modificare il comportamento in atto, in risposta a stimoli ambientali o di obiettivi che cambiano. Alla luce delle modifiche neuropatologiche di fondo che caratterizzano il Parkinson e dal momento che i sistemi di neurotrasmettitori specifici, tra cui le vie dopaminergiche, hanno dimostrato di essere coinvolti in funzioni cognitive quali la rappresentazione del valore, la discriminazione tra utile e perdite e lo scegliere tra più alternative, la malattia di Parkinson è diventata un modello per lo studio dei processi decisionali. Il sistema dopaminergico mesocorticolimbico è in genere modificato nei pazienti parkinsoniani e i cambiamenti in questo sistema potrebbero modificare in maniera sostanziale l’attività del circuito orbitofrontale e, quindi, influenzare il processo decisionale. Tuttavia non è semplice stabilire un legame tra la perdita di dopamina nelle vie centrali e il deficit delle funzioni cognitive. Il coinvolgimento della dopamina nella vita reale è un tema controverso fin dai primi studi che hanno confrontato il processo decisionale nei pazienti trattati in fase “on” o in fase “off”. Alcuni ricercatori hanno scoperto che la somministrazione di levodopa non altera il processo decisionale nei pazienti testati con l’Iowa Gambling Test (IGT): sia i pazienti in “on” che quelli in “off” non discriminano tra compiti vantaggiosi e svantaggiosi. In un altro studio è stato dimostrato che i pazienti in “on”, rispetto ai controlli, adottano un comportamento anomalo di scommesse al Cambridge Gambling Test (CGT), caratterizzato da scommesse impulsive e comportamento ritardato. L’esecuzione di quest i compiti richiede l ‘attività distinta di diverse regioni del cervello (rispettivamente l’area dorsolaterale e quella orbitofrontale). Al GDT, che richiede l’ attività della corteccia prefrontale dorsolaterale, i pazienti parkinsoniani hanno dimostrato di avere gravi deficit decisionali rispetto ai controlli. Inoltre, questi deficit sono in correlazione positiva con il deficit del funzionamento esecutivo e il feedback emotivo, il che indica che il processo decisionale altera o potrebbe derivare da una disfunzione del circuito dorsolaterale prefrontale-striatale e del circuito limbico- orbitofrontale – striatale.
… continua

(Fonte Nature Review Neurology)

I processi decisionali nel Parkinson e nell’Huntington

In contrasto con l’Alzheimer e la demenza fronto temporale, che sono entrambe caratterizzate da una prevalente degenerazione nelle aree cerebrali corticali, la malattia di Parkinson e l’Huntington sono caratterizzati da neurodegenerazione delle strutture sottocorticali. Ad esempio, la perdita progressiva dei neuroni dopaminergici nella substantia nigra, che è una componente essenziale del circuito dei gangli della base, è una caratteristica della malattia di Parkinson. La perdita di questi neuroni dopaminergici è considerato uno dei meccanismi di base che contribuisce ai sintomi motori, quali la bradicinesia, la rigidità e il tremore. Per contro, i pazienti con Huntington presentano movimenti coreici incontrollabili, che si pensa riflettono una drammatica perdita di neuroni spinosi nel neostriato.  Poiché le strutture cerebrali colpite sia nell’Huntington che nel Parkinson sono parti integranti di vari circuiti neurali che possono influenzare le aree del cervello associate a funzioni non motorie, in questi pazienti sono frequenti modificazioni cognitive e comportamentali. Infatti, nei pazienti che hanno uno di questi disturbi del movimento è molto frequente una compromissione del funzionamento esecutivo e marcati sintomi neuropsichiatrici.

(Fonte Nature Review Neurology)

I processi decisionali nella Demenza Fronto Temporale

Il termine Demenza Fronto Temporale (DFT) indica un gruppo di malattie degenerative caratterizzate da alterazioni patologiche che si verificano nella corteccia temporale e frontale. Estensivamente il termine comprende la variante con disturbi del comportamento, l’afasia progressiva primaria, con le varianti non fluente e semantica, la degenerazione cortico basale, la paralisi sopranucleare progressiva, le malattie del motoneurone, soprattutto la sclerosi laterale amiotrofica.