Una pura formalità

una pura formalitàBuona la prima. Inizia con un’opera di assoluto valore intrinseco, con recitazione di altissima fattura, la stagione di prosa del Teatro Verdi. In sintesi questa la vicenda: Onoff, alias di Biagio Febbraio, non ricorda. Condotto in una strana stazione di polizia perché trovato a correre nel bosco durante una notte di tempesta, con continue interruzioni di elettricità e cadute della linea telefonica, si trova costretto da un commissario a ripercorrere non sola la sua giornata ma tutta la sua esistenza. Un susseguirsi di omissioni, cancellazioni, correzioni delle vicende descritte anche solo un momento prima. Dei veri e propri On-Off che ricordano molto il meccanismo psicologico della rimozione. Di cosa lo si scopre solo alla fine. L’opera è la trasposizione teatrale di uno dei migliori film di Giuseppe Tornatore. Singolare la scena, pareti di cemento simili ad un sotterraneo, costellate di graffiti di precedenti presenze, tre poliziotti con la classica distinzione del buono e del cattivo, un commissario che sembra conoscere Onoff meglio del personaggio stesso. In apparenza il tema centrale è la ricerca della memoria. Il passato riemerge poco alla volta, spesso si modifica nel mentre viene descritto, con colpi di scena che lasciano lo spettatore sgomento. Il tutto giocato sulla narrazione, con la scrittura che altro non è che un fantasma. Scrittura a volte legata a dei libri che trascendono la persona che lo ha scritto, pur riportandone il nome dell’autore sulla copertina. A volte semplice graffito, “No, no, no” legge il poliziotto giovane illuminando una parete con la torcia elettrica. A volte pura apparenza, come sui fogli vuoti che non possono essere scritti perché le penna non hanno più inchiostro o che non sono mai stati scritti anche se i tasti della macchina da scrivere sembrava lasciato una traccia che non c’è. Metafora della vita e della morte con il “punto improprio”, derivato direttamente dalla geometria, espressione di una retta tendente all’infinito che, in teoria, non dovrebbe mai incontrare un’altra (esistenza) parallela.

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