Elena Cattaneo: semplicemente “brava”

CattaneoDall’Espresso del 2 aprile 2015:
“Nature” l’ha salutata con un “Brava Elena”, attribuendole, giustamente, la vittoria nell’affaire Stamina. Ma Elena Cattaneo è molto di più. Scienziata dell’Università di Milano, seduta su una pila di riconoscimenti internazionali, è stata nominata da Giorgio Napolitano senatore a vita. Ed é convinta che educare la politica alla scienza sia la mossa vincente. Ma non solo. (non guasterebbe cominciare con l’educare la politica all’onestà).
Spesso i comportamenti degli italiani non tengono conto del risultati della scienza. Perché?
“Scienziati e media comunicano il “risultato”, trascurando il processo, il percorso che ha condotto a quel risultato. Cosi i cittadini sono privati della necessaria consapevolezza per comprendere che una cura, ad esempio, non é “un coniglio che esce dal cilindro”. Si predilige una comunicazione fatta di “narrazioni umorali” anche quando si trattano temi che obbligherebbero ad ancorarsi ai fatti. (Spesso la motivazione di questa “comunicazione” sta in altro: il business system). La scienza non può che dire come stanno le cose, anche quando è doloroso; i ciarlatani, al contrario, promettono miracoli (che ogni volta si dissolvono nel nulla). Questo rende la scienza debole, a prima vista, agli occhi di un pubblico che ha una dieta mediatica composta essenzialmente di grandi miracoli o grandi catastrofi.” (Un popolo “ignorante” può essere manipolato meglio).
Non è che i politici sono più oscurantisti degli italiani?
“Cosi come vi sono alcuni aperti e interessati, vi sono pure parlamentari che su temi scientifici sarebbero pronti a approvare qualunque legge sulla scorta del sentito dire e senza alcun indispensabile approfondimento tecnico. Molti non hanno alcuna idea di cosa sia la sperimentazione animale, ma chiedono che sia abolita; non hanno idea di come si arrivi a identificare un trattamento per una malattia umana e non capiscono la differenza tra i ciarlatani e la medicina. (i parlamentari sono lo specchio fedele di chi li ha votati, oscurantisti in pari misura). Ci sono persino parlamentari che, ribaltando la realtà delle cose, cercano di far passare lo scienziato come “persona con pregiudizi”, ad esempio semplicemente perché si avvale delle prove della scienza per argomentare a sostegno dell’innocuità di specifici Ogm. Sta al cittadino orientarsi verso rappresentanti in grado di comprendere e includere le conquiste fatte per tutti nelle scelte per it Paese.” (In realtà esistono anche persone con pregiudizi che pretendono di definirsi scienziati. Anche su questi bisognerebbe lavorare).
La comunità scientifica in Italia è meno capace di influenzare il dibattito pubblico di quanto non lo sia in altri paesi. Perché?
“Quel che fa più male è quando lo scienziato addirittura si autolimita perché teme che la sua esposizione pubblica possa nuocere alla carriera, ai finanziamenti o semplicemente alienare simpatie politiche. (La comunità scientifica dovrebbe trovare il suo pascolo naturale nell’Università, che spesso è occupata da lupi travestiti da pecore). Ma bisogna dire che nel paese manca un’educazione, anche politica, che ritenga necessario, come avviene in democrazie avanzate, l’ascoltare con serietà massima i dati empirici dei fenomeni, prima di fare scelte decisive per la società. La classe politica troppo spesso ha mostrato di seguire furbescamente il richiamo “della pancia delle piazze” piuttosto che onorare con senso di responsabilità il proprio compito. primo fra tutti quello di conoscere prima di deliberare. (Sante parole).
La fiducia nelle lstituzioni nel nostro paese è debole. E le Istituzioni scientifiche sembrano vittime di questo handicap di contesto.
“È necessano che ciascuno svolga il proprio lavoro al massimo della propria professionalità, cercando le evidenze e stando lontani dalle convenienze. Così si recupera fiducia. (It’s a long way to Tipperary). Ciascuna Istituzione Scientifica deve aprirsi alla comunità e senza timori mostrarsi per quel che quotidianamente fa per la collettività. Lo Stato deve poi impegnarsi anche con risorse a rilanciare la formazione e le attività in materie ad alto tasso di scientificità. (Troppi scheletri negli armadi). Bisogna preservare almeno la ricerca pubblica di base, rilanciare un patrimonio di conoscenza che ancora sopravvive, ma che se non difeso potrebbe definitivamente depauperarsi in pochi anni, “bruciando” molta più speranza per il futuro di quanto si possa immaginare”.

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